C’è chi dice “no”, chi dice “forse”, chi aspetta di vedere il testo. Il risultato è che il campo progressista si è diviso di fronte alla proposta della presidente del Consiglio di approvare una risoluzione unitaria del Parlamento dopo i fatti di Torino al corteo per lo sgombero del centro sociale Askatasuna.
Nel complesso, ha accolto con freddezza, se non addirittura respinto, l’offerta. Avs ha subito detto di no, M5S ha aperto, ma con molti distinguo. Italia Viva si è detta desponibile. La decisione più sofferta è stata quella del Pd. A tarda sera i capigruppo del Pd di Camera e Senato hanno diffuso una nota in cui ricordano che “domani (oggi per chi legge, NdR) abbiamo in calendario alle Camere un’informativa sulla sicurezza del ministro Piantedosi» e «non si vota». In questa sede, cioè oggi, «ribadiremo la netta condanna verso l’aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine, come tutti abbiamo già fatto immediatamente. Il Partito democratico ha già chiesto attraverso la sua segretaria Elly Schlein di non fare strumentalizzazione politica su questo tema. Ma se il governo», aggiungono, «intende approvare già mercoledì nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, sudi esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge». Sì, dunque, a un’unità sulla condanna, ma senza votare. Perché, questo è il timore, implicherebbe un assenso alle misure sulla sicurezza decise dal governo. Ora intanto si terrà l’informativa del ministro dell’Intern alla Camera. Ma, come ricordavano idem, non è previsto il voto.
Tutto era nato ieri mattina quando Meloni, durante la riunione a Palazzo Chigi, aveva proposto ai capigruppo di maggioranza di chiedere ai colleghi delle opposizioni di votare insieme un testo bipartisan sulla sicurezza all’indomani dei fatti di Torino. La mossa ha provocato scompiglio nell’altro campo. Intanto perché nel centrosinistra le posizioni non sono del tutto sovrapponibili: tutti, è vero, hanno condannato le violenze, ma Pd e M5S non hanno partecipato al corteo (almeno nella maggioranza), Avs invece era presente e ha continuato, anche dopo gli episodi violenti, a difendere (come del resto parte dei dem) le ragioni della manifestazione e della stragrande maggioranza che non ha commesso violenze. Il problema più grande, però, è un altro. E cioè che la risoluzione unitaria finisca per essere una “delega in bianco” per le norme sul pacchetto sicurezza annunciate dal governo. E dunque che l’approvazione di un testo bipartisan finisca per essere un favore alla premier.
Per tutto il giorno i contatti tra maggioranza e opposizione sono stati intensi. Non solo tra capigruppo. Si sono sentite anche Meloni e Schlein. A rispondere già nel primo pomeriggio, invece, rifiutando la proposta, è stata Avs: «Nessuno la conosce, la risoluzione», diceva Angelo Bonelli a Montecitorio. «Non è stata presentata e quindi non esiste». Bonelli ricorda «proposte sulla sicurezza ne abbiamo fatte tante. Il punto è che non devono usare la questione della sicurezza come elemento di strumentalizzazione politica perché tutte le nostre proposte sono state bocciate». E ha detto no +Europa: «Mi pare un modo per avere un avallo preventivo a norme che il governo ha già annunciato», diceva all’Ansa il segretario Riccardo Magi. Nel tardo pomeriggio Giuseppe Conte, sui social, rivendicava il fatto che «da mesi» il M5S dice che c’è «un’emergenza sicurezza» e che «il livello di insicurezza, reale e percepito dai cittadini, ha raggiunto soglie insostenibili».
Definendo «inqualificabili» gli episodi a Torino. Quanto alla proposta di una risoluzione unitaria, se l’esecutivo «è davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali, noi ci stiamo e siamo disponibili» a «condividere subito» l’impegno del governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state». A sera Italia Viva apre: «Emergenza nazionale che va gestita nell’interesse dei cittadini e non sottoposta a logiche di parte e strumentalizzazioni". Nel mezzo, il Pd.




