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Fratelli d'Italia, furia contro l'Anpi: "Chiedete scusa", il messaggio sulle foibe è un caso

venerdì 6 febbraio 2026

3' di lettura

"Dire che bisogna passare il giorno del ricordo con sobrietà come ha fatto l'ANPI è inaccettabile ed è un'offesa alla memoria". Monta l'indignazione dentro Fratelli d'Italia dopo il comunicato dell'Associazione nazionale partigiani sulle foibe e il Giorno del Ricordo. Secondo Alfredo Antoniozzi, vice-capogruppo di FdI alla Camera, si tratta di un messaggio "inaccettabile per le migliaia di italiani uccise senza colpa. Per le donne stuprate. Per i bambini uccisi. L'ANPI deve solo chiedere scusa". 

"Rivolgiamo un appello alle istituzioni perché le celebrazioni del 10 febbraio, Giorno del Ricordo, si svolgano nel rispetto della verità storica e della legge, con sobrietà, rigore e completezza, senza alcuna faziosità - questo il messaggio dell'ANPI, evidentemente polemico nei confronti delle forze di centrodestra -. Spesso negli anni scorsi questo non è avvenuto, soffermandosi sulla duplice tragedia delle foibe e dell’esodo, ignorando del tutto la 'più complessa vicenda del confine orientale' citata dalla legge istitutiva, demonizzando associazioni, istituti di ricerca e singoli studiosi con inconsistenti accuse di negazionismo e di riduzionismo. Si è cercato così di evitare una oggettiva ricostruzione dei drammatici eventi di quel tempo e di rimuovere lo scenario storico in cui questi sono avvenuti, dal cosiddetto 'fascismo di confine' che insanguinò quelle terre nel 1919 e negli anni successivi, all’invasione italiana di territori della ex Jugoslavia nel 1941, in ragione della quale molti comandi militari italiani si resero a lungo artefici di inenarrabili crimini di guerra contro le popolazioni locali".

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"Ciò che viene consapevolmente oscurato nella narrazione dominante di natura nazionalista è la responsabilità del fascismo", sottolinea sui social l'Associazione Nazionale Partigiani. "Senza nulla togliere all’efferatezza delle stragi nelle foibe e alla gravità dell’esodo, che ricordiamo con rispetto e pietà, chiediamo che il Giorno del Ricordo diventi davvero e finalmente un momento di memoria di tutte le vittime civili, italiane e slave, e di denuncia delle gravissime responsabilità morali, politiche e militari del regime fascista, le cui colpe sono state sminuite o semplicemente rimosse", conclude l'Anpi. 

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"Puntuale come ogni anno, l'ANPI sceglie di utilizzare il Giorno del Ricordo per una lettura ideologica e strumentale della storia, tentando di spostare l'attenzione dalle responsabilità dirette delle violenze perpetrate dai partigiani comunisti jugoslavi - sottolinea Michele Barcaiuolo, senatore di FdI e capogruppo del partito della premier Giorgia Meloni in Commissione Esteri e Difesa -. Tirare in ballo il fascismo nel tentativo maldestro di giustificare o relativizzare le foibe significa voler confondere la realtà storica e ridimensionare una tragedia che fu, sotto il profilo storico e politico, un massacro di matrice comunista contro italiani colpevoli soltanto di essere tali".

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"Il Giorno del Ricordo - prosegue il senatore di FdI - è stato istituito proprio per restituire dignità e memoria alle vittime delle foibe e all'esodo di centinaia di migliaia di italiani costretti ad abbandonare le proprie terre. Una pagina drammatica della nostra storia che per decenni è stata colpevolmente taciuta e negata da una parte di una certa cultura politica italiana. Cercare oggi di diluire quelle responsabilità in una narrazione generica e ideologizzata significa mancare di rispetto alle vittime e alle loro famiglie". "Nessuno - conclude Barcaiuolo - nega la complessità storica di quel periodo, ma non può esistere alcuna equiparazione che finisca per giustificare o ridimensionare eccidi, persecuzioni e pulizia etnica. Il Giorno del Ricordo nasce per colmare un vuoto di verità e di memoria e deve restare un momento di riflessione nazionale, non un terreno di propaganda politica. Chi oggi prova a riscrivere quella storia dimostra di non aver fatto fino in fondo i conti con le responsabilità dei totalitarismi del Novecento". 

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