Se pecunia non olet, figuriamoci i rubli croccanti al caviale. Andavano giù che era una bellezza in via delle Botteghe Oscure, sede del Pci, dove il conto corrente scorreva solo in entrata e gli interessi maturavano sul libretto rosso. Massimo D’Alema, che notoriamente è uno che non le manda a dire e neppure le fa passare – basti ricordare che per una vignetta sullo sbianchettamento della Lista Mitrokhin querelò Giorgio Forattini (perché la satira è libera da sinistra ed è diffamazione da qualsiasi altra parte) – ha sorriso sotto ai baffetti di ferro nel ricordare che la Santa Madre Russia con la falce e martello era assai buona con i suoi figliuoli sparsi nell’Europa capitalista e li sovvenzionava generosamente. Lo ha detto sornione, con un certo compiacimento, lì dove lo portava il cuore. Ma sì, il Pci prendeva soldi dal Cremlino e dal Pcus, e questo era il segreto meno segreto della storia dell’umanità, ma in fondo era una sorta di riconoscimento di specialità dei compagni italiani.
I comunisti nostrani allevati a pane e Togliatti sotto al sol dell’avvenire non prendevano mica per loro come i “mariuoli” citati dal vituperato socialista Bettino Craxi (che sempre Forattini disegnava in camicia nera e stivaloni senza essere querelato), bensì per il partito. Che così compensava con i rubli i dollari americani per la Democrazia cristiana, e le lirette tanto schifate ma che sotto forma di tangenti non facevano poi tanto schifo.
Insomma, il Pci era speciale e puro, un po’ come la sposa virginale che la prima notte di nozze nel concedersi indossava il pudico camicione con la scritta “non lo fo per piacer mio, ma per dare un bimbo a Dio” e così la coscienza era a posto. Piccolo trascurabilissimo particolare storico, che sopravanza il dogma della questione morale berlingueriana che è uno dei miti più duri a morire nell’Italia dalla memoria corta e dalla morale doppia e tripla: gli Stati Uniti erano alleati nella Nato contro la minaccia militare del patto di Varsavia sotto controllo di Mosca, che all’epoca della Guerra fredda era dall’altra parte della barricata. Per la proprietà transitiva che vale o dovrebbe valere anche in politica, il Biancofiore si abbeverava a una fonte amica, falce e martello al di là della Cortina di ferro.
Massimo D’Alema, nel duetto con Corrado Augias a La7, nota tv reazionaria e particolarmente ficcante e insinuante con gli esponenti della sinistra che fu e che è, ha rivendicato con i toni che gli sono propri il primato filosofico di superiorità dell’ex Pci travasato integralmente nel Pd. Il sistema ribattezzato giornalisticamente Tangentopoli, con un tourbillon di danaro che girava da tutte le parti finché non volò dal balcone di Mario Chiesa, andò in tilt a detta di D’Alema quando rimaneva appiccicato alle mani dei tramite che dovevano versarlo nelle casse di partito: la corruzione personale altra cosa rispetto alla corruzione pubblica perché «noi eravamo diversi, noi non prendevamo per noi».
Primo Greganti, sedotto dalle sirene del capitalismo sotto forma di una tangente di un miliarduccio di lire dirottata a casa sua, venne arrestato, si sigillò la bocca, si fece sei mesi di carcere preventivo e tre annidi pena, godendosi la nomea di “Compagno G” dei suoi sodali di partito che ammiravano il suo silenzio (d’oro non solo per lui). Insomma, non era neanche un “compagno che sbaglia”. Lo storico Svetonio ci ha tramandato che l’imperatore Vespasiano, quando introdusse una tassa sull’urina delle latrine (da cui il nome di “vespasiani”) che veniva poi utilizzata per conciare le pelli, disse al figlio Tito di non fare lo schizzinoso perché il danaro non ha odore. E a Roma antica non c’erano ancora i comunisti.