Non conosce tregua la valanga d'odio della sinistra su Pina Picierno. L'europarlamentare del Partito democratico è considerata colpevole di aver parlato a Radio Atreju per una intervista, ma forse il problema è un altro, vale a dire l'essere la leader dei frondisti dem che chiedono un Partito più moderato e meno appiattito sulle posizioni di M5s e Avs su temi come l'Ucraina o il referendum sulla giustizia.
Nella ridda di critiche e insulti, si segnala anche l'affondo di Paolo Berizzi, firma di Repubblica. Il confronto in radio tra la Picierno e Carlo Fidanza, esponente di Fratelli d'Italia e suo collega a Bruxelles, lo scatena: su X accusa la dem di "chiacchierare amabilmente con i fascisti" e di voler "sputtanare il proprio partito".
"Dunque Pina Picierno, che sarebbe una europarlamentare Pd, va nella comfort zone di Radio Atreju a chiacchierare amabilmente con Carlo Fidanza - scrive Berizzi -. Quello di 'heil Hitler' e del saluto nazifascista insieme ai camerati di Milano. Quello che ha solidarizzato con CasaPound. Sipario!. E già che era lì, per non farsi mancare niente, ha provato a sputtanare un po’ il suo partito e l’opposizione al governo guidata dal suo partito. Per completare il capolavoro, a quel punto, perché non fermarsi a casa Atreju?".
Parole di fuoco che meritano una risposta a tono. E così la Picierno replica a stretto giro di posta, definendo Berizzi "un avvelenatore di pozzi", e stigmatizzando quella "furia ideologica" che ha già causato "lutti e dolori" nel mondo politico italiano. Un clima avvelenato che sembra essere tornato in questi ultimi mesi colmi di slogan terrificanti, intimidazioni, minacce e violenze di strada.
"Lei invece sarebbe un giornalista che, nella migliore delle ipotesi, ignora che quel format ha ospitato vari confronti tra avversari: Baldino-Montaruli, Malpezzi-Donzelli ecc. Ignora anche, evidentemente, che Carlo Fidanza non solo è un collega europarlamentare ma è il capo delegazione del partito di maggioranza relativa nel Paese – sottolinea la Picierno –. Per questa ragione capita spesso di confrontarci. Ovviamente di discutere. Spesso di litigare. Perché pensiamo cose diverse, ma lei ignora anche (ed è ben più grave) che la democrazia si nutre di legittime differenze. E che sottrarre queste differenze all’odio e alla negazione dell’altro è preciso compito di classi dirigenti mature".