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La lezione di Parisi a Schlein e Conte

di Mario Sechi martedì 17 marzo 2026

2' di lettura

C’è una sinistra che accende la macchinina del fango e va in gita a Bruxelles a insozzare la Patria, niente di nuovo, è la stessa che faceva le scampagnate a Parigi durante le elezioni, un pellegrinaggio di rito democratico che si risolveva nel bacio della pantofola del presidente francese di turno, tutto torna, tutto è eterno. Quasi, perché c’è anche una sinistra di diverso stampo che il referendum ha fatto finalmente emergere, un progressismo non di facciata ma di sostanza con il quale si può discutere di riforme, di futuro, di nazione e di Europa.

È la sinistra di Augusto Barbera e Stefano Ceccanti, di Enrico Morando e Giuliano Pisapia, di Arturo Parisi, prodiano di ferro, che non ha mai dimenticato di essere un hombre vertical e ieri ha detto che andrà «a votare per difendere la democrazia» e voterà Sì «per far avanzare una giustizia garantista».

La spiegazione di Parisi è molto articolata, illustra le ragioni della riforma, non nasconde i limiti dello strumento del referendum, ma alla fine non dimentica che è proprio la sinistra ad aver dimenticato «una solida ispirazione garantista». Travolti dallo spirito di fazione nel cerchio magico della Schlein e nello scantinato del Movimento Cinquestelle hanno deciso di rotolarsi nel fango spargendo menzogne sulla riforma, sperando che gli schizzi convincano gli elettori a votare No. Vedremo tra pochi giorni se questa strategia ha funzionato, ma di certo lascerà un segno di inciviltà sui cosiddetti democratici di cui è apparso chiaro il vizio totalitario. Il Centrodestra ha fatto la sua campagna sui contenuti, insieme a un gruppo di riformisti coraggiosi che a sinistra non ha ceduto al ricatto delle guardie rosse. È un fatto politico nuovo e non sarà senza conseguenze.

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