La Lega «gagliarda», come diceva Umberto Bossi, la Lega «che non molla mai», la Lega dei sindaci e dei ministri, ma anche quella che «è solo contro tutti». È a Radio Libertà, un tempo Radio Padania, che Matteo Salvini ricorda il fondatore, Umberto Bossi. E lo fa, secondo lo stile dell’emittente, accettando i microfoni aperti. Da dove arriva nostalgia, affetto, ma anche critiche. Il viceministro che ora guida la Lega inizia ricordando come la sua storia politica è iniziata proprio tra queste mura: «Fui indicato proprio da lui (Bossi, ndr) come direttore di questa radio». Del resto, «questa è la radio che lui ha fondato».
E questa, rende onore, è la Lega fondata da Bossi. Diversa dagli inizi. Ma, dice Salvini, una Lega «che c’è grazie a lui, tutti siamo qui grazie a una idea geniale democratica, a volte criticata», nata da lui, Bossi. Accenna agli «imbecilli» del web «che anche in questo giorno non riescono a tapparsi la bocca». Poi ricorda le «tante volte che da questi microfoni lo intervistammo di giorno e di notte».
Parla più volte della «sua Lega» (di Bossi, ndr) e aggiunge, a beneficio di chi in queste ore ricorda soprattutto i dissidi tra di loro, che «aveva rinnovato la tessera, da socio e da presidente onorario».
Certo, Salvini non nasconde che è passato tanto tempo da quegli inizi. Tutto è cambiato. Oggi i ragazzi che militano nella Lega «vivono in un’epoca diversa», ma «è giusto che vadano ad ascoltare gli interventi (di Bossi, ndr) sull’Europa e sulla malagiustizia che sono ancora illuminanti». Non è il momento per parlare delle tensioni che hanno segnato il rapporto tra lui e Bossi negli ultimi anni, «oggi la politica c’entra poco, c’entra la famiglia, il sigaro, le notti in macchina, le telefonate di rimprovero, Venezia, il Monviso».
Salvini parla dell’«eredità morale, ideale, valoriale, spirituale» che Bossi ha lasciato. E quell’insegnamento, su tutti: «Mai mollare, mai arrendersi, spesso solo contro tutti. E se si cade, ci si rialza. Anche a 84 anni». Poi ha ricordato l’altro grande padre della Lega, Roberto Maroni, anche lui morto qualche anno fa.
«Siamo qui con il volto tirato, ma con assoluta determinazione, con gagliardia». Parola, dice Salvini, che Bossi amava tanto. «Diceva: voglio una Lega gagliarda. Penso l’abbia costruita bene e la ritrovi ancora in forma, gagliardati».
Il filo diretto con i radioascoltatori non è facile. «Vorrei che tornasse la Lega, della gente, la Lega della Padania, noi siamo abbandonati», si sfoga una militante. Qualcuno parla di ideali “traditi”, su tutti il federalismo e l'autonomia. Salvini difende la sua Lega e sottolinea che traditore è semmai chi si fa eleggere con un partito, poi lo lascia e mantiene «la poltrona». Il riferimento è a Roberto Vannacci. Le critiche non scoraggiano il vicepremier che dopo essersi staccato per il tempo del volo per Milano si ricollega e, a fronte dei tanti che rimpiangono le vecchie battaglie di Bossi, replica: «Un conto sono le battaglie del 1995, anche io allora ero sul Po», così come «c'ero ad Aviano alla manifestazione contro i bombardamenti nella ex Jugoslavia, a Pontida, a Venezia, a Monviso. Ho ancora le mie 4/5 camicie verdi conservate in casa qui a Milano, altre ne faremo». Ma «nel 2026 un movimento autonomista, federalista, identitario non può che essere sovranista a difesa della stessa identità in Europa».
E, rivendica, «rispetto agli anni '90, quando la Lega era solo in Lombardia e in Veneto, oggi ha sindaci anche in Sicilia, Abruzzo e ha alleati europei che 30 anni fa non erano neanche nati, ci siamo e siamo determinanti». E a chi ricorda l'antifascismo della Lega di Bossi, Salvini dice che vanno superate «le distinzioni che sono del secolo passato: fascisti e comunisti non esistono più. Qua ci sono quelli del pensiero unico e quelli delle identità». Poi si dice d'accordo con un ascoltatore che chiede i funerali di Stato ma ribadisce: «Le scelte lasciamole alla famiglia».
Nel tardo pomeriggio Salvini è andato a Gemonio dove ha reso omaggio a Umberto Bossi incontrando i familiari del fondatore della Lega per un’ora e mezza. A quanto fa sapere Salvini, è stato un incontro molto emozionante e caratterizzato da toccanti riflessioni umane e politiche. «Domenica saremo in tanti ad abbracciare Umberto nella sua Pontida» conclude Salvini.