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Torino come Bologna, il Pd chiede soldi per le pipette ai drogati

di Lorenzo Cafarchio sabato 4 aprile 2026

2' di lettura

Sinistra e pipette di crack. L’ennesimo caso, l’ennesimo comune che promuove la «riduzione del danno». La scorsa estate, a fine agosto, l’amministrazione di Bologna aveva acquistato 300 pipe, spesa totale circa 3.500 euro, da smistare tra i tossicodipendenti della città felsinea.

La distribuzione effettuata dagli operatori di Asp, ma con la possibilità di richiederle anche negli spazi dell’organizzazione Fuori binario. Passano i mesi e ci risiamo questa volta a Torino. Il capoluogo piemontese, amministrato dai dem, il 16 marzo ha visto in prima fila il capogruppo del Pd, Claudio Cerrato, in consiglio comunale denunciare come sotto la Mole la vera «emergenza in questo momento si chiama crack. Attualmente non abbiamo dei protocolli strutturati su come contrastare la diffusione del crack e la sua dipendenza, perché ha un percorso totalmente diverso dall’eroina. Quindi una delle ipotesi che si sta sviluppando e che si stia attuando è almeno la distribuzione delle pipette sterili». Torna l’evergreen.

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Da palazzo Civico hanno rilanciato e questa volta a prendere parola è stato l’assessore alla politiche sociali Jacopo Rosatelli, esponente di Sinistra italiana. «Servono più risorse perla riduzione del danno», dice invocando l’aiuto di Regione Piemonte. Mentre Cerrato, senza mezzi termini, scarica le colpe sul governo e regione chiedendo di «incrementare i finanziamenti ai Serd e ai Servizi di salute mentale». A quel punto a valanga arrivano, come riporta La Stampa, le associazioni territoriali. Lucia Bianco, vicepresidente del Gruppo Abele, asserisce che il loro sodalizio fornisce «materiali sterili per il consumo, spiegando come limitare i rischi sulla salute e sensibilizzando sui pericoli che si corrono». In un viaggio nel tunnel degli stupefacenti dove inalare il fatalismo è consuetudine. La replica da palazzo Lascaris non si è fatta attendere. Roberto Ravello, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia in regione, ha detto: «Non un euro regionale per le pipe da crack. È questa la nostra posizione, netta e senza ambiguità, di fronte a proposte che rischiano di trasformare la lotta alla droga in una resa istituzione».

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Quindi? «Per noi è un argomento chiuso in partenza». Matteo Rossino, attivo col Comitato Torino Tricolore nelle periferie della città, vede nella decisione dell’amministrazione «una scelta che non aiuta chi ha una dipendenza a uscirne, ma anzi così si continua a finanziare il mercato della droga. E viene fatto al posto di combattere lo spaccio nei quartieri». Tra una richiesta di fondi e l’altra la rassegnazione, a Bologna come a Torino, trionfa sul riscatto sociale. 

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