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La sinistra tifa guerra: la tregua non va bene

Pd, M5s e Avs frignano per il cessate il fuoco e riattaccano il disco: "Meloni faccia qualcosa". Da Provenzano a Bonelli lo show è tragicomico
di Alessandro Gonzatogiovedì 9 aprile 2026
La sinistra tifa guerra: la tregua non va bene

3' di lettura

La sinistra si ripete sempre due volte (ma pure tre, quattro, all’infinito): la prima come tragedia, la seconda come farsa, e anche tutte le altre variano tra il pietoso e il comico. Trump bombarda le barbe atomico-islamiste? È colpa della Meloni. Trump sospende i bombardamenti? La Meloni non ha fatto abbastanza, e cos’avrebbe dovuto fare è noto solo nello Schleinosfera – agglomerato di polvere interstellare non ancora ben noto alla scienza – e in altre galassie di abitanti affini. Israele attacca il Libano? «Meloni dica qualcosa», declinabile in «Meloni faccia qualcosa».

Alle opposizioni non va bene nemmeno il cessate il fuoco. Certo, «è sempre un sospiro di sollievo», commenta a “L’Aria che Tira” il dem Giuseppe Luciano Calogero Provenzano, detto Peppe, «ma è una tregua fragile e parziale. Tutte le parti sono chiamate a rispettarla, siamo arrivati a un passo dall’abisso», ma Provenzano non si riferisce a quando era il ministro per il Sud durante il secondo governo Conte, una delle partentesi più assistenzialiste della repubblica. Peppe filosofeggia: «Quando si minaccia di morte un’intera civiltà il mondo ha già perso». Ancora Peppe, ancora: i discepoli fremono per abbeverarsi alla fonte! «Questa sconfitta morale è stata inflitta da Donald Trump». Poi il dem Peppe insegna geopolitica: «Ora l’Italia sostenga il ritorno alla diplomazia, il ruolo delle Nazioni Unite e un protagonismo dell’Europa che è stata irrilevante». Infine Peppe mostra i muscoli: «Servirebbe il coraggio di esprimere quel giudizio politico di condanna sull’idea di mondo di Trump e Netanyahu, un mondo di instabilità e guerra. Una condanna che fin qui è mancata». Peppe Braveheart, cuore impavido.

Poteva mancare Angelo Bonelli? Sì, ma ne avremmo sentito la mancanza. «Giorgia Meloni si è chinata alla logica della supremazia del più forte, quella imposta da Trump, contribuendo alla demolizione del diritto internazionale invece di difenderlo. La verità», sì Bonelli, ce la dica, non ci tenga sulle spine, «la verità è che il mondo sarà più sicuro senza Trump. Ci auguriamo che il popolo americano sappia voltare pagina e fermare questa deriva pericolosa, prima che i danni diventino irreversibili». Bonelli, il quale è un peccato che non possa candidarsi alla Casa Bianca, è lo stesso che l’altro giorno rimproverava alla Meloni di aver chiesto «più petrolio» agli sceicchi, ed è chiaro che doveva chiederne meno.

Tocca a Nicola Fratoianni, della Bonelli&Fratoianni: «Vorremmo un Paese che, di fronte alla crisi energetica che perdura, mentre il prezzo del petrolio comincia a scendere ma i carburanti hanno sempre prezzi altissimi che pesano sulle tasche degli italiani facesse interventi netti». Segnaliamo a Fratoianni (oltre al fatto di aver reso quasi leggibile la sua dichiarazione) che al distributore il prezzo della benzina non scende automaticamente il giorno dopo, e ci scusiamo se gli abbiamo instillato un dubbio.

È il turno di Giuseppe Conte che sempre ospite di David Parenzo (La7) ma dopo il Provenzano spiega come si fa: «Io ieri ho fatto un appello, un invito, ho sollecitato Meloni a sentire gli altri leader europei e a fare una dichiarazione congiunta. Siamo stati lì senza esprimere una posizione, e sarebbe stato molto importante far avvertire in via preventiva una condanna di qualsiasi intervento sulla popolazione, qualsiasi intervento distruttivo».

È inspiegabile perché l’appello non sia stato colto da nessuno. Conte, che si contende con Elly l’idolo Sánchez (pure per il premier spagnolo la tregua non va bene), Giuseppi dicevamo è incontenibile: «È chiaro che la Meloni, dopo essere stata la leader europea e mondiale» - bastava dire “mondiale” – «che più ha appoggiato Trump in tutte le salse, in tutte le versioni, in tutte le occasioni sino a sponsorizzarlo per il premio Nobel per la pace, oggi è in difficoltà, però poteva se non altro sollecitare l’Unione europea perché si esprimesse».

Eccola! In serata interviene la Schlein: «Cos’altro deve accadere prima che il governo Meloni chieda chiaramente a Trump e Netanyahu di fermarsi? La notizia della tregua va salutata positivamente ma è una sospensione fragilissima. Netanyahu continua i a bombardare il Libano come se nulla fosse. Il ministro Tajani ha annunciato che chiederà chiarimenti all’ambasciatore sul mezzo italiano colpito, io gli dico che deve aggiungere una parola: “fermatevi”. Poi ha dato le sue soluzioni anche Ilaria Salis.