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Idee per non lasciare Sud e giovani ai dem

Per affrontare l'ultimo "miglio dell'esecutivo", ci sono una serie di riflessioni da fare (con lo sguardo rivolto al futuro)
di Lodovico Festadomenica 12 aprile 2026
Idee per non lasciare Sud e giovani ai dem

4' di lettura

Giorgia Meloni in Parlamento ha delineato i principali obiettivi del governo nel prossimo anno: non mancano proposte convincenti, e soprattutto si afferma una linea europeista coraggiosa e intelligente che chiama l’Unione a sostenere le economie degli Stati membri in una situazione drammatica segnata da ben due guerre più o meno globali ancora in corso.

Forse, però, per affrontare l’ultimo “miglio dell’esecutivo” andrebbe svolta, più in sede politica che parlamentare, una riflessione anche sul perché il “Sì” ha perso il referendum sulla legge Nordio. Non sarebbe inutile ragionare su come (nonostante un’area particolarmente qualificata della sinistra riformista e dell’opinionismo radical-liberale non di centrodestra, schierata per la separazione delle carriere) non si sia riusciti a creare un’adeguata corrente non solo razionale ma anche emotiva a sostegno della riforma della giustizia.

Il “No” ha potuto contare su un articolato fronte presente nella società civile, dalle Acli alla Cgil, dall’Anm all’Anpi, dai giovani ProPal d’intesa con le organizzazioni del fondamentalismo islamico all’ampia area degli artisti e intellettuali di sinistra. Il fronte del “Sì” ha mobilitato un ristretto numero di volontari, sia pur spesso culturalmente molto qualificati, valorosi avvocati ma che non hanno le potenzialità egemoniche dei magistrati, partiti preziosi ma che non hanno le basi sociali dei tempi della Prima repubblica e vivono principalmente nelle campagne elettorali locali e nazionale, organi di opinione più schierati, spesso efficacissimi ma più utili a confortare le scelte già acquisite che a conquistare settori incerti. E senza nessuna grande organizzazione sociale che sostenesse le ragioni della riforma della magistratura.

Forse per il prossimo voto del 2027 con le proposte economiche prospettate (piano case, interventi sui salari e altro), con il richiamo al ruolo che l’Italia ha acquisito nell’Unione, con le scelte che correggono le scelte del Green deal e che delineano una seria politica di contrasto dell’immigrazione clandestina, e poi aiutati dalle preoccupazioni che suscitano gli sbandamenti della sinistra, il centrodestra riuscirà a mobilitare una buona fetta di elettori che non hanno votato sulla riforma Nordio.

Però i due elementi decisivi che hanno fatto prevalere il “No”, cioè il voto del Sud e quello dei giovani sotto i trentacinque anni, non possono essere affrontati solo con la leva opinionistica che ha fatto vincere la Meloni nel 2022. Senza iniziative che vadano oltre alle forze strutturate del centrodestra e al voto di opinione, il recupero su questi due rilevanti fronti sarà complicato.

Al Sud la sinistra conta sulla buona amministrazione di centri fondamentali come Bari e Napoli, sulla campagna qualunquistica del Movimento 5 stelle, su un centrodestra che non riesce spesso a mobilitare forze vitali della società. Forse una grande conferenza per il Sud che spiegasse il successo della Zes unica, che facesse ragionare sulla portata strategica del Ponte di Messina anche per collegare Mediterraneo ai mari baltici e artici, che aiutasse a riflettere su come i due principali regali alla mafia negli ultimi decenni sono stati il reddito di cittadinanza e l’appoggio sconsiderato all’immigrazione clandestina che hanno consentito in troppi casi l’arruolamento sia di “picciotti” a spese dello Stato, sia di “illegali” disperati e dunque spesso a disposizione della criminalità organizzata. Una grande conferenza che riflettesse, poi, anche sull’assenza di un adeguato movimento di lavoratori, di imprese e di finanza impegnati a conquistare quelle attività produttive che radicalmente intralciano i piani delle varie ‘ndranghete e camorre.

Una conferenza che si proponesse di mobilitare con spirito civico le magnifiche risorse intellettuali del Sud per una politica di programmazione economico-sociale non assistenzialistica. Forse così il centrodestra potrebbe riuscire a fare i conti con gli elementi che hanno fatto vincere il “NO” in quest’area dell’Italia. Magari dando vita anche a un “Patto per il Mezzogiorno” che rimedi in parte pure ai deficit organizzativi locali dei partiti del centrodestra.

Un’operazione simile va studiata anche verso l’elettorato giovanile. Trai 18 e i 34 anni hanno votato al 67% gli aventi diritto e si sono espressi al 61,1% per il “No” e al 38,9% per il “Sì”. Un simile risultato è figlio di un fronte liberal-conservatore che non ha una vera, consistente iniziativa né economico-sociale né etico-culturale verso le nuove generazioni.

Naturalmente è encomiabile chi si impegna a destra e a sinistra nei movimenti giovanili dei partiti che però hanno ormai un ruolo organizzativo particolarmente ristretto, ma mentre a sinistra una certa ideologia antioccidentale è in grado di dar vita ad ampie mobilitazioni di massa, a destra non c’è niente di simile. In questo senso un’iniziativa non solo partitica ma promossa da una schieramento cultural-politico di centrodestra, sullo schema della conferenza per il Sud che prima proponevo, sarebbe utile per la maggioranza Meloni: con una riflessione sia sulle condizioni socio-econmiche dei giovani (istruzione, formazione, lavoro) sia sulla battaglia culturale e morale necessaria per ridare alle generazioni dei Millennials e a quella Z un ruolo decisivo nello sviluppo della società italiana, avendo anche come obbiettivo quello di dare spazio ad un associazionismo studentesco alternativo a quello ProPal. Infatti il problema oggi non è solo quello di proporre nuovi progetti ma anche di promuovere nuovi soggetti.