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Orban, lo strano "dittatore" battuto nelle urne

La sinistra ha dipinto l'ungherese come un despota, capace di un golpe. Ma lui si è subito congratulato con il rivale
di Tommaso Montesano martedì 14 aprile 2026

3' di lettura

Ungheria. Ovvero lo strano caso dell’«autocrate» macché: del «dittatore» - che perde le elezioni, ammette che «il mandato di governo non ci è stato dato», telefona allo sfidante per congratularsi e poi promette opposizione in parlamento. A Budapest domenica sera è accaduto l’impensabile: Vitkor Orbán, proprio lui, mentre erano ancora in corso i calcoli per capire di quanti seggi sarebbe stata la maggioranza del rivale Péter Magyar, ha ammesso il risultato «doloroso, ma chiaro», con il quale gli elettori hanno provocato il cambio di governo. Nessun trucco per rovesciare l’esito uscito dalle urne, nessun “colpetto di Stato”, nessun agente provocatore straniero in azione. Eppure per anni da sinistra ci hanno raccontato di un uomo spietato - «il teorico della democrazia illiberale», l’ha definito il 29 ottobre 2025 Peppe Provenzano, il responsabile esteri del Pd - pronto a tutto pur di tenersi il potere.

COME IL FÜHRER
Del resto cosa aspettarsi da «un autocrate che calpesta lo Stato di diritto, i diritti civili, che imprigiona gli oppositori e che sta riportando l’Ungheria indietro di un secolo», come disse Annalisa Corrado, europarlamentare dei Socialisti e democratici? I brogli per restare al comando, come minimo. Per il Nazareno e i suoi alleati, Orbán è la reincarnazione di Hitler e Mussolini, come disse Ignazio Marino, altro europarlamentare italiano (per Avs) durante la sessione plenaria di Strasburgo del 9 ottobre 2024. Come i due dittatori, anche il premier ungherese, infatti, aveva «istituito per legge l’ufficio per la propaganda di Stato, come fecero prima di lui Hitler e Mussolini», appunto. Enrico Letta, ex premier ed ex segretario del Pd, a maggio del 2022 definì Orbán «il dittatore dell’Ungheria». Il leader di Fidesz è stato per anni l’uomo nero dei dem. Nella migliore delle ipotesi, il «leader della democratura ungherese» (ancora Corrado). Nella peggiore, il volto di un nuovo totalitarismo: «I pieni poteri a Orbán sono un serio pericolo perla democrazia e per l’Europa. Non possiamo accettare una dittatura nel cuore dell’Europa» (Brando Benifei, allora capodelegazione del Pd, 30 marzo 2020). Identici i toni di Andrea Orlando, all’epoca vicesegretario dem: «Un regime autoritario non può fare parte dell’Unione». Bizzarra «dittatura» quella in cui una domenica di aprile gli elettori si recano alle urne per decidere se confermare o meno al potere il presunto despota (a proposito: con il record di affluenza).

Il 3 aprile 2020, i Giovani democratici di Milano, l’organizzazione giovanile del Pd, pubblicarono un opuscoletto- ancora reperibile sul web - nel quale passo dopo passo illustravano «il percorso dell’Ungheria» dalla «democrazia occidentale» alla «dittatura». Orbán era accusato di aver realizzato il cosiddetto «golpe bianco» con le modifiche costituzionali. Negli stessi giorni al Parlamento Ue Iratxe García Pérez, capogruppo dei Socialisti e democratici, denunciò di fatto il passaggio dell’Ungheria tra gli Stati totalitari: «L’Ungheria si sta trasformando nella prima dittatura nell’Unione europea e noi non possiamo accettarlo». «Nasce una dittatura», annunciò dagli studi de La7, il 7 marzo 2020, Corrado Formigli. Lo scorso anno la segretaria del Pd, Elly Schlein, insieme a una nutrita delegazione del suo partito e degli altri partiti del “campo largo”, raggiunse Budapest - altra stranezza: un «dittatore» che consente manifestazioni contro di lui nella capitale del Paese - per partecipare al Pride in nome della «resistenza» contro il «tiranno». «Siamo qui per difendere la libertà e la democrazia! No pasaran!», scrisse urbi et orbi sui social la leader dem a giugno.

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IL CASO SALIS
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, il paladino delle lotte Lgbtiq+, lo scorso 14 gennaio ha definito il premier ungherese «un leader che accentra il potere, reprime le libertà civili e non rispetta lo Stato di diritto», espressione della «peggiore destra autoritaria». Ecco ancora Orlando, il 30 gennaio 2024, sancire che «la vicenda di Ilaria Salis dimostra più di milioni di parole che cosa è un regime illiberale». Quel “regime” grazie al quale Orbán ha perso le elezioni e Salis ora è deputato europeo con tanto di immunità parlamentare.

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