L’incontro previsto per oggi in Vaticano tra Papa Leone XIV e il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, offrirà l’occasione ai focosi parlamentari iscritti a Alleanza Verdi e Sinistra per cavalcare la visibilità mediatica del vertice. Deputati e senatori di Avs hanno annunciato ieri un presidio in via della Conciliazione, all’altezza di Piazza Pia, proprio in occasione dell’incontro tra Papa Leone XIV e il braccio destro del presidente americano Donald Trump, Rubio. Certo il messaggio è chiaro: “No alla guerra, sì alla pace”. Un’iniziativa- spiega una nota di Avs - per «chiedere il cessate il fuoco immediato nei conflitti in corso, fermare l’escalation militare e rilanciare il ruolo della diplomazia, del dialogo e del diritto internazionale contro la corsa al riarmo e la logica dello scontro».
Resta da vedere fino a quanto riusciranno ad avvicinarsi i compagni di Nicola Frantoianni e Angelo Bonelli. Piazza Pia, luogo di ritrovo per i sostenitori dell’iniziativa, è praticamente a oltre 400 metri dal colonnato di San Pietro. Difficile che i servizi italiani di scorta, e la protezione del segretario di Stato, consentiranno di intercettare il corteo di auto blindate che trasporterà il figlio di esuli cubani, fervente cattolico, nel breve tragitto esposto già “bonificato” da giorni. La manifestazione organizzata in nome della pace dei parlamentari di Avs appare più mirata per intercettare curiosi, giornalisti e telecamere - a caccia di immagini di copertura - che l’interesse diretto del segretario Rubio.
Questa mattina, durante la sua visita in Vaticano, Rubio - anticipa l’agenzia americana Reuters - si aspetta di discutere con Papa Leone della situazione a Cuba e delle preoccupazioni relative alla libertà religiosa nel mondo, dopo che il presidente Donald Trump aveva nuovamente attaccato il pontefice per le sue critiche alla guerra israelo-americana contro l’Iran. L’ambasciatore statunitense presso la Santa Sede, Brian Burch, aveva anticipato pubblicamente che Rubio e il Papa avrebbero «avuto una conversazione franca sulla politica statunitense, per avviare un dialogo».
Visto il botta e risposta a distanza delle ultime settimane tra Trump e il primo pontefice americano della storia, Robert Francis Prevost, la visita romana di Rubio appare come un tentativo di rimettere in equilibrio i rapporti tra la potenza militare ed economica dell’occidente democratico e le divisioni di fedeli della Santa Sede. Tanto più che il mondo già vive immerso in questi ultimi anni in una grandinata di conflitti armati grandi e piccoli. Dall’Ucraina al Medioriente, passando per l’Iran, il Golfo Persico, le frizioni asiatiche che coinvolgono Pechino e Taiwan. Tralasciando la cinquantina di conflitti in Africa. Insomma, stiamo vivendo una «terza guerra mondiale a pezzi» (copyright papa Bergoglio). Abbastanza da non aggiungere altra legna al fuoco delle tensioni interazionali.
«Le nazioni hanno disaccordi, e credo che uno dei modi per superarli sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico», ha scandito Burch. Poi venerdì 8 maggio Rubio vedrà alla Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani e (alle 11.30 a Palazzo Chigi) la premier, Giorgia Meloni, e nel corso della giornata dovrebbe incontrare anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto.