Dalla Tribuna Anti-Imperialista sul Malecón, dove svetta la statua del primo rivoluzionario cubano José Martì, alla piazza rossa italiana il passo breve. Sulla spianata di fronte all’ambasciata americana all’Avana, già sede di ricorrenti manifestazioni in uesti quasi 70 anni di regime comunista, giovedì scorso sono riecheggiati i soliti slogan antiamericani che hanno trovato l’esatta corrispondenza a qualche migliaio di chilometri di distanza, nella penisola italica. «Cuba libre!», strilla sui social Ilaria Salis che certamente non sa che quel motto non ha nulla a che vedere con il regime comunista, ma piuttosto con l’indipendenza dell’Isola che fu conseguita proprio con l’aiuto degli Stati Uniti. Ma forse la Salis delle flottille intendeva il cocktail che le ha consentito di straparlare, nello stesso post, della «libertà» e del «diritto di autodeterminazione» del popolo cubano che in tre quarti di secolo di regime comunista mai si è espresso in una libera elezione democratica. D’altronde di “libertà” a Cuba parla anche il console generale di Cuba in Italia, José Luis Darias Suarez, cioè da noi il diretto rappresentante di quel regime sanguinario, che dice che il “bloqueo” imposto dagli Usa «è un castigo per il popolo cubano, che non si è allineato ed è rimasto libero».
Al soccorso rosso del paradiso dei Castro, ora tal Diaz-Canel, non manca nessuno delle migliori menti italiche. C’è Laura Boldrini che la prende più alla larga e attacca Trump che «continua a creare caos e a destabilizzare il mondo». «Dopo avere ulteriormente aggravato l’embargo su Cuba, riducendo la popolazione alla fame con il blocco dell'arrivo di petrolio e le minacce ai Paesi che l'avessero mandato» dice l’ex presidente della Camera, «ora Trump sta preparando un'azione militare contro l'isola caraibica. È l’ennesima operazione arbitraria, arrogante e in violazione del diritto internazionale». Non mancano i soliti luoghi comuni cubani, come gli ospedali «noti per la competenza del personale medico» che ora sono in gravissime difficoltà e le persone muoiono. O il tasso di mortalità infantile, «da sempre bassissimo» e ora cresciuto. «Trump agisce da padrone del mondo e pretende di decidere le sorti di altri Paesi solo per i suoi interessi personali», conclude la Boldrini, «una postura coloniale che il mondo non può accettare».
E qui arriva l’attacco trasversale: «Altro che “premio Nobel per la pace”, come proponeva Meloni fino a poche settimane fa. Trump va fermato e il popolo cubano va aiutato: la comunità internazionale intervenga prima che sia troppo tardi». Domanda: da chi sarebbe rappresentata la comunità internazionale? Con la Meloni se la prende anche Nicola Fratoianni, secondo cui la premier si distanzia da Trump solo per il consenso ma non dice nulla su Venezuela e Cuba. Anzi sullo «strangolamento» dell’isola comunista «assoluto silenzio». «Una cosa quest’ultima» aggiunge il leader di Avs, «che trovo un po’ indecente anche perché non si può dimenticare che in Italia c’è una regione, la Calabria, in cui centinaia di medici cubani aiutano il servizio sanitario pubblico. E il nostro ministro degli Esteri, fra l’altro il presidente di quella regione è del suo partito, insieme alla presidente del Consiglio non riescono a dire una parola».
Forse Fratoianni ignora che la gran parte di quei 400 medici cubani non ha alcuna intenzione di tornare a casa e che proprio il presidente della Calabria Roberto Occhiuto qualche settimana fa ha assicurato che rimarranno in italia nonostante le pressioni degli Stati Uniti. Non manca da parte di Fratoianni la solita lisciata a Pedro Sanchez, «bene ha fatto» a dichiarare che «attacchi militari sarebbero inaccettabili» e un ulteriore attacco al governo italiano che non riesce «a dire una parola contro la violazione del diritto internazionale, contro l’idea che il nuovo disordine internazionale si costruisca nel segno della supremazia della forza, dei soldi e del potere. In spregio arrogante ad ogni regola che consenta al mondo di stare in piedi senza rotolare dentro un baratro». Per ultimo va segnalato Michele Serra che in un articoletto di sabato scorso dice che Cuba avrà un nuovo guinzaglio «imposto da fuori» e anche se non è ancora stato annunciato, sarà trasformata in un «resort per vecchi americani ricchi», «odioso come tutti i progetti di sottomissione». Insomma, «l’immaginario del trumpismo, che è il peggiore incubo di chi crede che il bello sia il contrario del pacchiano, il giusto sia il contrario della prepotenza». Cuba tornerà, scrive Serra, ai nefasti di Fulgencio Batista, «dependance dell’America bianca, un grande bordello e un grande casinò». O forse, caro Serra, i cubani potranno decidere del loro futuro. Democraticamente.




