Sette anni dopo l’ultimo film della saga, Star Wars torna finalmente al cinema. E lo fa nel modo più hollywoodiano possibile: pescando dal personaggio più amato degli ultimi anni e trasformando una serie tv in un kolossal da grande schermo. The Mandalorian & Grogu, nuovo capitolo dell’universo creato da George Lucas, ha debuttato subito in testa al box office, superando perfino le icone pop e fashion de Il Diavolo veste Prada 2. La formula è semplice: prendere Din Djarin, il cacciatore di taglie mascherato interpretato da Pedro Pascal, aggiungerci il piccolo Grogu - per tutti ormai Baby Yoda - e costruire attorno ai due un’avventura galattica fatta di inseguimenti, sparatorie e nostalgia. Perché il vero protagonista, inutile girarci intorno, resta lui: quel pupazzetto verde con gli occhi enormi che in pochi anni è diventato la mascotte globale della Disney. Nel film ritroviamo il Mandaloriano e il suo apprendista qualche anno dopo gli eventi della serie Disney+. I due lavorano per la Nuova Repubblica dando la caccia ai signori della guerra imperiali sopravvissuti alla caduta dell’Impero.
Tra missioni nello spazio profondo, pianeti desertici, gangster Hutt e vecchi fantasmi imperiali, Grogu continua a usare la Forza alternando momenti eroici a gag studiate al millimetro per conquistare il pubblico. E infatti funzionano. C’è spazio anche per battaglie spettacolari nello spazio, creature gigantesche e vecchi richiami alla trilogia originale. Disney stavolta ha deciso chiaramente di puntare tutto sul legame “padre-figlio” tra Mando e Baby Yoda. Un rapporto che aveva già salvato la saga ai tempi dello streaming e che ora deve riportare la gente in sala. Del resto il merchandising legato a Grogu è diventato un fenomeno mondiale: pupazzi, zaini, tazze, action figure.
Jon Favreau, creatore della serie, ha raccontato di aver capito la portata del personaggio quando vide un gigantesco Baby Yoda sfilare perfino alla parata del Giorno del Ringraziamento negli Usa. La critica internazionale però resta spaccata. Alcuni recensori parlano, infatti, di film divertente ma poco ambizioso e lo descrivono come se avessero cucito insieme tre episodi della serie. Altri sostengono, al contrario, che proprio questa leggerezza sia il suo punto di forza: niente filosofie complicate, solo due ore di puro intrattenimento spaziale. C’è anche chi accusa Disney di non sapere più cosa fare con Star Wars, trasformando ogni nuovo capitolo in un esclusivo gigantesco revival dei tempi d’oro e del vero successo. Quando il cinema era davvero una... Forza. E in effetti The Mandalorian & Grogu non prova affatto reinventare la saga o aggiungere elemento: gioca sul sicuro, rimette in scena astronavi, duelli, mostri alieni e battute familiari. Quello che i critici affilati e sussiegosi non comprendono però (a differenza degli esperti di marketing) è che nel 2026 il pubblico cerca esattamente questo: porti sicuri anche se un po’rimasticati. La Disney, insomma, sembra aver capito che i fan chiedono soprattutto riconoscibilità e un ritorno allo spirito avventuroso delle origini. Perché alla fine Star Wars è questo: un marchio che può anche ripetersi all’infinito, ma continua a riempire le sale appena compare una spada laser sullo schermo. E se il cinema americano vive ormai di sequel, remake e revival, allora Baby Yoda è la creatura perfetta del nostro tempo: tenera, riconoscibile e soprattutto capace di trasformare la nostalgia in miliardi. Segno evidente del fatto che la Forza è ancora con lui. E con tutti i figli (più o meno legittimi) della saga infinita.




