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Paolo Mieli, stoccata a Schlein e Conte: "Perché Vannacci è un segno di vitalità"

mercoledì 27 maggio 2026

2' di lettura

A destra c'è vita, a differenza che a sinistra. E la prova è il generale Roberto Vannacci. Andrà di traverso a molti, in zona Nazareno, l'editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della Sera. Una scudisciata a Partito democratico e Movimento 5 Stelle, usciti con le ossa rotte dalle elezioni amministrative che, come da tradizione, erano state dipinte come l'occasione della spallata al governo di Giorgia Meloni.

"Non c’è stato nessun terremoto", mette subito in chiaro lo storico, giornalista ed ex direttore, secondo cui la sinistra "aveva dato una lettura eccessivamente ottimistica dei risultati referendari di due mesi fa". Il voto sulla riforma della giustizia, sottolinea Mieli, "è stato assai rilevante ma non ha segnato affatto l’inizio della fine del governo" né "ha spalancato le porte a una libera cavalcata verso la vittoria dello schieramento di cui è a capo Elly Schlein".

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Sondaggi alla mano, infatti, Fratelli d'Italia resta di gran lunga il primo partito "senza che sia mai stato ipotizzabile un sorpasso del Pd. Tale lettura errata ha indotto il centrosinistra a commettere qualche errore di valutazione. In primo luogo, quello di ritenere di avere davanti a sé settimane, mesi prima di dovere prendere delle decisioni".

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Troppe nubi, troppe indecisioni nel campo largo. E troppe contraddizioni, a cominciare dalla politica estera, sicurezza, emigrazione. "Siamo a conoscenza del fatto che Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni dicono no alla riforma del sistema elettorale proposta da Meloni. E che neanche vogliono sedersi a un tavolo per confrontarsi e discuterla. Legittimo. Ma qual è quella del centrosinistra?". E non va meglio sulle questioni economiche, dal debito alla spesa pubblica.

"C’è infine un problema di costruzione dello schieramento". Mieli nota come a differenza del passato, quando si puntava su candidati moderati e centristi, quasi sempre espressione di realtà extra Ds, oggi i nomi provengono sempre dal mondo dem. "Ai compagni di strada viene riservata qualche scodella con gli avanzi. E l’elettorato M5s mal si adatta a questa subalternità. Anche quello Avs peraltro dà segni di scontento".

Manca l'amalgama, avrebbe detto il mitico patron del Catania Anni 80 Massimino, e non si può comprarla al calciomercato. Anche nel centrodestra, sottolinea Mieli, qualche problema di coesione c'è ed è legata a Futuro nazionale. Però "che sia nato è un segno di vitalità. A sinistra non fiorisce niente del genere (stiamo parlando ovviamente di qualcosa di natura antitetica a quella vannacciana)". Sulla carta, "quasi a sorpresa il referendum ha messo in luce delle potenzialità. Ma si ha l’impressione che subito siano calate le saracinesche". 

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