“No, Vannacci no”. In Forza Italia ormai il generale è diventato il convitato di pietra del centrodestra. Più sale nei sondaggi, più cresce il fastidio degli azzurri. E stavolta a mettere le cose in chiaro è Licia Ronzulli che, intervistata dal Foglio, non ha peli sulla lingua per tenere a bada Roberto Vannacci: “Chi è per dare patenti? Chi è per dire chi parla e chi no?”. Il riferimento è all’attacco del leader di Futuro nazionale contro Marina Berlusconi, colpevole – secondo il generale – di intervenire su temi politici senza titolo. Una linea che in FI considerano irricevibile. “Dell’orientamento di Marina Berlusconi Forza Italia ha bisogno”, taglia corto la vicepresidente del Senato.
Ma il passaggio più pesante arriva quando Ronzulli parla apertamente di incompatibilità politica: “Potrebbe arrivare anche al 30 per cento. Non ci sono soglie oltre le quali si può dire chi parla e chi no. Chi ancora gioca con il fascismo è incompatibile con noi”. Nel mirino un post del generale “inneggiante alla Decima”, letto dagli azzurri come l’ennesima strizzata d’occhio a quell’elettorato nostalgico che il centrodestra ufficiale prova da anni a tenere ai margini. “Direi che lui ammicca, semmai, a CasaPound”, affonda Ronzulli, che da figlia di un militare dice di non riconoscersi “nel suo linguaggio” né “nell’ostentazione di simboli legati al fascismo”.
E mentre FI alza il muro contro Vannacci, apre invece una finestra su Carlo Calenda. “Con Calenda esistono punti di contatto molto importanti”, spiega Ronzulli, citando economia di mercato, europeismo, atlantismo e difesa. Certo, resta il nodo del bipolarismo, ma il messaggio è chiarissimo: per gli azzurri il leader di Azione è infinitamente più compatibile del generale in mimetica. Infine la difesa di Antonio Tajani, la cui “leadership non è mai stata in discussione”, e l’avvertimento sulla legge elettorale: “L’Italia non merita un pareggio alle urne. O si vince o si perde”.