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Giuseppe Conte incontra Silvia Salis: intrighi e manovre clamorose a sinistra

di Elisa Calessi giovedì 11 giugno 2026

3' di lettura

L’occasione era la presentazione a Genova del suo libro, “Una nuova primavera”. E così Giuseppe Conte ne ha approfittato, lunedì, per incontrare la sindaca Silvia Salis, ormai una personalità nazionale, nonostante abbia ripetutamente assicurato che vuole restare a Genova e non intende correre alle eventuali primarie del centrosinistra. Fatto sta che dopo Elly Schlein, dopo Pierluigi Bersani, dopo Dario Franceschini, anche Conte va a colloquio con Salis. Nulla di segreto. Si sono visti all’asilo La Rondine, restaurato con i fondi del Pnrr, quelli che Conte si vanta di aver ottenuto dall’Europa per l’Italia.

Ma, certo, a latere ci sarà stato tempo per scambiare qualche veduta sulla costruzione della coalizione e sui prossimi mesi. Perché ormai il tempo stringe. A settembre bisogna posizionarsi ai blocchi di partenza. Almeno avere un’idea del percorso che si intende fare. Anche perché si moltiplicano le voci secondo cui la premier intenderebbe votare nella finestra tra marzo e aprile, così da sganciare il voto delle elezioni politiche da quello sulle grandi città al voto. Il che significa che la campagna elettorale entrerà nel vivo già a novembre. Per quella data, dunque, bisogna che la coalizione abbia già scelto il capitano. E ieri Conte, ospite di DiMartedì, ha parlato anche della coalizione: «Elly Schlein ha fatto un gran lavoro, il partito era al 17% e lei lo ha tenuto insieme e lo ha fatto crescere. L’elettorato del M5s, che io conosco bene, va motivato perché è molto esigente e lavora per obiettivi strategici e battaglie politiche che devono essere chiari. Per una forza come M5S, che non è mai stato in alleanza, sarebbe la prima volta. Sicuramente le difficoltà ci sono, le risolveremo».

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NODO LEADERSHIP
Le iniziative, nel campo largo, sono tante e diverse. I ballottaggi hanno confermato una sostanziale parità tra i due schieramenti e la compattezza della coalizione progressista quasi dappertutto. Ma restano irrisolti due nodi, non da poco: programma e candidato premier. Ciascun partito sta lavorando al proprio programma, ma un tavolo di coalizione sul programma ancora non c’è. Il candidato premier non solo non c’è, ma non si è ancora deciso come verrà scelto. Nel Pd, infatti, sono in tanti a dire che “non è detto che si facciano le primarie”. E persino Conte, che dopo il referendum sulla giustizia, aveva rilanciato il tema, ora frena, rimandando la scelta (del metodo oltre che del nome) a dopo la definizione del programma. Anche le agende dei leader diventano un caso. Per esempio alla convention di Alessandro Onorato, quella del 12 giugno, in cui Progetto civico si trasformerà in partito, sono stati invitati tutti i leader del centrosinistra (Elly Schlein, Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi) tranne Matteo Renzi. Tutti quanti, invece, (e in più Paolo Gentiloni, Roberto Gualtieri e Silvia Salis) parteciperanno alla “Repubblica delle Idee”, appuntamento organizzato dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

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CONTENITORE LIBERAL
Intanto il Pd fa i conti con il malessere dei riformisti. «Un conto è il disagio, un altro conto è la divergenza», ha detto Pina Picierno, ieri, intervistata a Porta a Porta da Bruno Vespa. «E la settimana scorsa, quando ho visto gli impegni della mozione sulla difesa presentata alla Camera, ho pensato che la misura fosse davvero colma. Non trovo serio costringere il Paese ad una sorta di gioco della torre, dove si dice: buttiamo giù gli impegni per la difesa o la spesa sociale? Io credo che nessuno possa negare che in questo momento sia necessario investire sulla difesa comune europea». Su quali punti del programma il centrosinistra troverà le maggiori difficoltà? «Senza dubbio la politica estera». Perché «alla politica italiana, sia quella di destra che quella di sinistra, piacciono le foto opportunity però non vogliono assumersi le responsabilità che derivano dalla presenza in quei concessi internazionali». E poi «ho sentito di patrimoniali, di bonus e insomma di ipotesi vaghe, ma non ho capito qual è la proposta con la quale ci si presenta agli italiani«. Ha messo in chiaro, poi, che non intende entrare in Azione. E nemmeno in Casa Riformista o in quello che nascerà nel centrosinistra, come quarta gamba. L’idea è di creare una sorta di Renew sezione italiana, che unisca i liberal e i riformisti. Resta da capire se Carlo Calenda accetterà di unirsi.

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