Se c'è un maratoneta, nella storia politica della Seconda repubblica italiana, beh quello è Pierferdinando Casini. In giro per i Palazzi romani fin da "giovanissimo" a inizio anni Ottanta, passato indenne da qualsiasi rivoluzione politica e giudiziaria, in grado di passare con disinvoltura dalla Balena Bianca al Partito democratico, dal suo "padrino" Arnaldo Forlani e Silvio Berlusconi a Romano Prodi ed Elly Schlein, il senatore ultimo dei democristiani in Parlamento è da almeno 3 legislature dato tra i "papabili" per il Colle.
Moderato, moderatissimo. Scanzonato ma molto istituzionale, gran volpone ed espertissimo di certe dinamiche da Conclave laico, conservatore ma pure un po' progressista: in altre parole, è sempre sembrato un uomo buono per tutte le stagioni ma forse proprio questo suo essere trasversale lo ha sempre frenato.
Giorgia Meloni, qualche giorno fa da Nicola Porro a Quarta repubblica, ha avvertito tutti: nel 2029, quando si dovrà eleggere il successore di Sergio Mattarella, si potrà finalmente rompere un tabù e scegliere un presidente della Repubblica espressione del centrodestra. In mezzo, però, ci sono le elezioni politiche del 2027 che potrebbero confermare o ribaltare gli equilibri alla Camera e al Senato. Alla luce degli ultimi anni, Casini potrebbe avere rinnovate ambizioni proprio in caso di una vittoria del centrosinistra, la coalizione con cui è stato eletto nel 2022.
Lui nel frattempo, sornione, si allena. Nelle interviste e nei consigli, certo, ma soprattutto nel vero senso della parola. Per tenersi in forma in vista dei grandi appuntamenti e per scaricare la tensione, Pierferdy si dà al jogging e corre per le vie di Roma, calpestando i sampietrini della Città eterna. Claudio Cerasa, direttore del Foglio, lo ha pizzicato proprio a due passi dal Quirinale.
Occhiali da sole, maglietta e pantaloncini tecnici blu, calzettone bianche, scarpe da running e borraccia in mano. Immancabile, il sorriso di chi la sa lunga. "Avvistato non lontano dal Quirinale: inizia la lunga corsa", ironizza il direttore ma non troppo. L'importante, però, è non arrivare al traguardo senza fiato.