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Voto anticipato dopo il terremoto in aula: ecco la data

di Roberto Tortora mercoledì 15 luglio 2026

2' di lettura

Governo “traghettatore” ed elezioni anticipate a giugno 2027? Non è un colpo di testa dovuto al caldo, ma un’ipotesi politica più concreta di quanto si creda. Dopo lo stop parlamentare alla riforma della legge elettorale, infatti, Giorgia Meloni è convinta di aver fatto tutto il possibile, pur sentendosi sostanzialmente isolata, anche all'interno della sua stessa maggioranza. La delusione c'è, ma lascia rapidamente spazio alla rivendicazione politica. Il Corriere della Sera racconta di una premier irritata, a tratti furibonda, ma determinata a trasformare la sconfitta di oggi in un possibile argomento elettorale domani.

Secondo il quotidiano di via Solferino, già da settimane collaboratori e consiglieri invitavano la presidente del Consiglio alla prudenza. Il timore era che intestarsi la battaglia sulle preferenze potesse trasformarsi in un boomerang politico. Ma Meloni avrebbe sempre respinto le obiezioni: “Di sicuro non andrò avanti a oltranza, o la nuova legge elettorale si fa entro l’estate o amen, e comunque io sono fatta così. La premier, infatti, ritiene che mantenere l'attuale sistema significhi “riportare l’Italia a dieci anni fa, con maggioranze arcobaleno che rischiano di riportarci nel baratro”.

Per questo avrebbe deciso di accelerare i tempi in Parlamento, anche per verificare fino in fondo la tenuta della sua coalizione. Il risultato, però, è stato diverso dalle aspettative. Poco prima delle 21, Meloni ha affidato ai social il suo sfogo: “Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude e l’esultanza dell’opposizione come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”.

Poi un altro passaggio destinato a pesare negli equilibri del centrodestra: “Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze dopo più di 30 anni di liste bloccate, abbiamo chiesto che si facesse con voto palese, ma le opposizioni hanno voluto quello segreto”. E ancora: “Anche nella maggioranza sono mancati diversi voti e su questo serve una riflessione”. E così prende quota un eventuale governo balneare di breve durata, seguito da elezioni anticipate già nel 2027. Una prospettiva che Meloni, convinta di essere stata “l'unica” ad aver tentato davvero la riforma, sarebbe pronta a trasformare da punto di caduta in perno della prossima campagna elettorale.

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