Gli orfani di Giuseppe Conte sono andati in tilt e, davanti al capogruppo di FdI Galeazzo Bignami, dimessosi dalla Commissione Covid proprio per poter essere ascoltato dallo stesso organo parlamentare d’inchiesta, hanno deciso di disertare l’audizione di ieri. Poco male: senza il contraddittorio delle opposizioni, Bignami ha sparato ad alzo zero contro la gestione giallorossa dell’emergenza, svelando retroscena inediti che riscrivono l’origine di quella folle stagione. «Il governo (Conte, ndr) con il piano pandemico aveva un problema con la trasparenza», ha esordito Bignami. Un’accusa che l’esponente meloniano ha subito legato alle numerose richieste di accesso agli atti presentate durante la prima fase della pandemia, tutte puntualmente bocciate o rimbalzate. Fino alla risposta che ha svelato il gioco di Roberto Speranza e Giuseppe Conte. «Il ministero mi dice che non era disponibile a fornire» le carte sul piano pandemico, ha raccontato Bignami, «quindi decido di fare ricorso al Tar». «L’Italia» di Giuseppe Conte, ha proseguito Bignami, «violò le prescrizioni del diritto europeo, non aggiornando il piano pandemico come invece avevano fatto gli altri Stati in Europa. Anche se vetusto, il piano del 2006 sicuramente avrebbe potuto portare benefici».
L’esecutivo di Giuseppi, insomma, non solo sarebbe arrivato impreparato all’appuntamento con il virus, ma avrebbe addirittura negato informazioni sull’organizzazione e il funzionamento della macchina della prevenzione sanitaria a un parlamentare. D’altronde, le parole d’ordine grilline di quel tempo erano chiare: blindare Palazzo Chigi e impedire che la libera circolazione di informazioni sensibili potesse imbarazzare i giallorossi. Tanto che, mentre dai verbali della task force emergeva che la disponibilità di mascherine e dispositivi di protezione fosse assai «limitata» nel nostro Paese, il «ministro Di Maio» annunciava una «donazione tra le 5 e le 18 tonnellate di dispositivi sanitari gratuiti» diretti a Pechino. Un «regalo» assurdo fatto alla nazione che di lì a qualche mese avrebbe rifilato al nostro Paese e al mondo intero milioni e milioni di mascherine farlocche pagate a peso d’oro.
Ma il cortocircuito più vistoso tra propaganda e realtà arriva subito dopo, quando Bignami rivela che «il ministero della Salute mi comunicò che la task force Covid era solo un tavolo informale», malgrado l’enorme potere che Roberto Speranza e lo stesso Conte gli attribuivano. Compreso quello di tenere chiusa in casa l’intera popolazione per mesi e mesi. Bignami però non abbocca a quel «depistaggio»: il 5 novembre 2020, il deputato presenta un’ulteriore richiesta di accesso civico per ottenere i verbali di quelle riunioni, pur se «informali». La risposta del ministero è sorprendente: quelle carte non esisterebbero. Il deputato insiste, protocolla altre istanze e, ancora una volta, si rivolge ai giudici amministrativi. E vince. Solo allora, spiega, «il ministero della Salute ha prodotto i verbali della task force di cui prima negavano l’esistenza». Ed è da quella documentazione che emerge un altro passaggio sconvolgente. «Per il volo proveniente dalla Cina con 202 passeggeri del gennaio 2020 non fu fatto tracciamento passeggeri». Una settimana dopo, i cittadini italiani rientrati da Wuhan furono trasferiti in isolamento alla Cecchignola. Per i passeggeri del volo precedente, invece, non venne effettuata alcuna verifica. A marzo, l’Italia sarebbe stata messa in lockdown su decisione dell’allora premier Conte. Ma di questo, evidentemente, il leader grillino non vuole parlare. Chissà perché.