A sentire Laura Boldrini giurarlo in diretta, «noi non stiamo mai dalla parte dei violenti», qualche dubbio viene. Per anni il Pd e la sinistra hanno blandito le piazze, si sono mischiati ai protestanti, hanno sostenuto e protetto anche mediaticamente qualsiasi battaglia, anche la più strumentale. E giocoforza, quando spesso e volentieri i cortei finivano in disordini, hanno avuto due strade da percorrere: stare in silenzio o minimizzare, bollando gli sfascia-vetrine come «compagni che sbagliano». Ora che il vandalismo si è trasformato in assalto organizzato alle forze dell'ordine, per i progressisti si fa dura far finta di nulla.
Ospite di L’aria che tira su La7, l’ex presidente della Camera prova la carta dell’indignazione al contrario. Non se la prende contro chi ha sfasciato Bologna in nome di Fakir o contro i No Tav. No, si arrabbia con Matteo Piantedosi. «L’ultima cosa che un ministro dovrebbe fare è aggredire verbalmente o comunque far arrivare al sindaco di Bologna dei messaggi come se è lui il responsabile dei disordini accaduti. L'ha fatto Piantedosi, lo hanno fatto altre figure istituzionali. E adesso ovviamente c'è stata una marea di odio e a Lepore devono dare la scorta». Colpa del Viminale, insomma, e non del clima d’odio che si respira in Italia. Un clima d’odio che, come detto, colpisce soprattutto le divise.
«L’entità dei disastri e delle devastazioni che sono accaduti a Bologna avrebbe potuto essere molto più grave se non ci fosse stata la grandissima professionalità delle nostre Forze dell’Ordine - le risponde Sara Kelany, esponente di Fratelli d’Italia -. In Val di Susa ad esempio sono stati feriti 124 agenti ma dalle sinistre giungono delle lacrime di coccodrillo».
«Io esprimo la mia solidarietà a Lepore, anche io vivo sotto scorta a causa della violenza della sinistra extraparlamentare - conclude -. A Bologna però non bisognava convocare la piazza in un momento così caldo. La responsabilità di un sindaco è ben altra». «Allora dobbiamo stare tutti a casa?», domanda Boldrini. Replica secca della Kelany: interrompe Boldrini con Kelany che la inchioda: «Faccio presente che in Italia, tra il 2025 e il 2026 ci sono state oltre 3000 manifestazioni e più di 300 hanno mostrato criticità con centinaia di agenti feriti. Ci sarebbe potuto scappare il morto in Val di Susa e dal momento che certe forze politiche legittimano questi violenti... vogliono destabilizzare lo Stato».