Il governo sta pensando se e come introdurre nella legislazione il riconoscimento facciale, quella tecnica pilotata dall’intelligenza artificiale che riesce a dare in diretta un nome al volto ripreso da una telecamera di sicurezza.
L’Europa mette in guardia, la sinistra evoca lo Stato di polizia, una sorta di grande fratello pubblico. Una premessa: il grande fratello esiste già, non è pubblico ma privato, non è lo Stato bensì sono i grandi social network, la nostra banca e il padrone di qualsiasi app che abbiamo scaricato sul telefonino e alla quale abbiamo concesso, pure gratis, di immagazzinare la nostra faccia per accedere più rapidamente e comodamente al servizio erogato.
Al di là delle rassicurazioni ufficiali, che fine faccia - è il caso di dire - la nostra faccia non lo sappiamo con certezza, dubito che rimanga blindata nei server; così come l’uso addirittura smodato dei servizi tipo Google Maps per spostarci da un luogo all’altro di fatto sono un pedinamento elettronico 24 ore su 24 che, statene certi, non sparisce nel nulla. In altre parole: siamo spiati da mattina a sera ma la cosa non ci fa paura, anzi ci concediamo a più non posso. Viceversa scattiamo in modalità alert se è lo Stato a potere sapere in tempo reale dove siamo e poco ci tranquillizza che quel dato è teoricamente in mani certamente più sicure e con protocolli di utilizzo garantiti da una autorità giudiziaria che sola può autorizzarne l’uso.
Ognuno la pensi come crede ma certo non si può negare che questa tecnologia permetta un grosso passo in avanti in quanto a sicurezza nazionale e personale: se le normali telecamere si sono rivelate decisive nel risolvere complicati casi di cronaca nera, figuriamoci cosa potrebbero fare telecamere intelligenti in fase di prevenzione: un terrorista che si aggira in un aeroporto, un rapinatore pregiudicato che staziona davanti a una gioielleria, un evaso che si mischia tra la folla e via con infiniti casi degni di fare scattare un allarme. Dobbiamo solo decidere quanto siamo disposti a cedere di privacy in nome di maggiore sicurezza. Sapendo, come detto, che in realtà la privacy l’abbiamo persa da tempo.