Alla fine è toccato a Gianni Letta, risolutore - ai tempi d’oro di Silvio Berlusconi dei casi più difficili, provare a risolvere quella che, dentro Forza Italia, rischiava di diventare una frattura pericolosa. Dopo la presentazione romana del libro di Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e leadership emergente nel partito azzurro, iniziativa che, nonostante le smentite è apparsa come una autocandidatura di fatto, ieri mattina Letta ha riunito Antonio Tajani, leader di Forza Italia, e Occhiuto nel suo ufficio in largo del Nazareno. Un incontro caldeggiato da Marina Berlusconi, con l’obiettivo di riportare armonia dentro il partito.
Dopo la vittoria in Calabria e il ridimensionamento di Roberto Vannacci, infatti, l’iniziativa di Occhiuto, nel cuore della Capitale, era apparsa come una scalata ai vertici di Forza Italia. Ovvio che Tajani non l’abbia presa bene. Letta, vicino alla famiglia Berlusconi, ha quindi deciso di convocare i due. Ha spiegato a entrambi che occorre remare nella stessa direzione, preservare l’unità. Ben venga un partito plurale, è stato il ragionamento dello storico braccio destro di Berlusconi, benissimo il confronto e anche proposte per svecchiare il partito, come chiede Occhiuto, ma guai ad apparire divisi.
DISTANZE
La riunione è avvenuta prima del voto alla Camera dei deputati sulla legge elettorale. Chi era al seguito dei due, parla di un incontro «interlocutorio». Tradotto: ognuno è restato sulle sue posizioni. Occhiuto ha ribadito che servono nuove proposte per rilanciare il partito. Tajani si è detto preoccupato per l’immagine del partito, per il rischio di una erosione di consensi.
Ma Occhiuto, nonostante non metta in discussione la leadership di Tajani, non indietreggia. «Quando Berlusconi ha creato Forza Italia noi eravamo una roba di grandissima innovazione: oggi abbiamo ancora quella carica innovativa? Fi era vista dai giovani come un partito smart e moderno, oggi è ancora così?», si è chiesto ieri, ospite di Un Giorno da Pecora. «Tutti noi, Tajani, io e gli altri dirigenti di Forza Italia, ci ponevamo il tema di arrivare o superare il 20%, così non è. Evidentemente un po’ di smalto lo abbiamo perso, non siamo più capaci di battaglie liberali, di proporre riforme che non siano scritte sotto dettatura delle corporazioni». Sempre a Un Giorno da Pecora, Occhiuto, che ha definito il partito fondato da Berlusconi ormai «un po’ ingiallito», ha spiegato che occorre «rinnovarsi» con «una politica e cultura più liberale». Quindi, ha proposto che a gestire il partito sia una «squadra» di 4-5 persone che aiuti il segretario nazionale a rilanciare il partito.
SOLUZIONE
Il «tema», ha detto Occhiuto, «non è la guida, è fare cose che siano riconoscibili dagli elettori come cose di Forza Italia e comunicarle in maniera moderna. Questo lo puoi fare anche con Tajani», «purché ci sia una squadra di quattro o cinque che aiutano il segretario». Ma il leader di Fi non è affatto convinto di questa soluzione. Vero è che ormai da più di un anno c’è una tensione tra la famiglia Berlusconi e Tajani sulla direzione che ha preso il partito, al netto della riconoscenza, della stima e dell’affetto che hanno per l’attuale leader di Fi. Ma non ha convinto l’iniziativa di indire i congressi, considerata una prassi novecentesca. E contrasti ci sono stati anche sui contenuti, a dire della famiglia troppo poco liberali.
Dopo un braccio di ferro, lo scorso inverno sono stati cambiati i due capigruppo. Al posto di Maurizio Gasparri e di Paolo Barelli, sono arrivati Stefania Craxi, amica d’infanzia di Marina, ed Enrico Costa, un liberale doc. I sondaggi, però, hanno continuato a scendere. E dopo mesi di navigazione difficile, è emersa l’iniziativa di Occhiuto. Tajani, ovviamente, non ha apprezzato. Si è sentito messo in discussione. Ed è arrivato anche a minacciare di fare un congresso. Un passaggio che vincerebbe senza difficoltà, perché i tesserati sono più vicini a lui. Ma quanto sta accadendo non si può risolvere con una prova di forza. E Letta lo ha spiegato a entrambi.