Un malanno di stagione rischia di tramutarsi in un malessere elettorale e contagiare un campo largo già traballante. Galeotto, infatti, fu il raffreddore che si è messo in mezzo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Entrambi sembrano aver trovato il rimedio migliore per non trasmettersi eventuali virus: tenersi a distanza. Agli eventi pubblici ci sono entrambi, ma guai a incrociarsi. Saluti, fotografie e interviste rigorosamente separati. Una coreografia che, come racconta il Corriere, accompagna ormai le apparizioni dei due leader.
Alla festa del Manifesto, Schlein giura di essere già sotto Tachipirina, mentre Conte denuncia un'influenza conclamata. Il presidente del Movimento 5 Stelle si offre persino di abbracciare Nino Luca, inviato del Corriere, pur di evitare contatti con la segretaria dem. E così, tra fotografi da dribblare e agende da sincronizzare, la coalizione procede a distanza di sicurezza. Il copione si ripete davanti agli universitari che protestano contro gli affitti alla prima cinematografica con Susan Sarandon, al Festival Rumore di Fanpage e alla Festa del Foglio. Uno arriva, l'altra se n'è appena andata. Quando invece si ritrovano entrambi a Legacoop, uno guarda a est e l'altra a ovest.
Persino l'offerta scherzosa di una saletta per parlare viene ignorata. Altro che alleanza. Il problema, naturalmente, non è il raffreddore. È la politica. Sull'Ucraina Conte punta sul pacifismo senza condizioni, mentre Schlein rivendica il modello delle primarie, convinta che chi vince debba comandare. I democratici scommettono sulla sua vittoria nella sfida interna, ma temono che possa perdere quella elettorale. Eppure, quando serve, i due sanno anche abbracciarsi. È successo alle manifestazioni del M5S e del Pd, a Cagliari per la vittoria di Alessandra Todde e durante un aperitivo a Campobasso. Poi, puntualmente, tornano le tensioni. Conte ha detto che gli viene l'orticaria a sentir parlare di Campo largo. Schlein ha avvertito: “Se mi vedete cambiare idea sulla base dei sondaggi, fermatemi, e smetto di fare politica”. Lui ha replicato: “Non facciamo parte di nessuna ditta, se qualcuno avverte una lesa maestà lo rispediamo al mittente”. Insomma, più che una coalizione, un'altalena. E quando arriverà il voto, evitare di incontrarsi non basterà più e nemmeno soffiarsi il naso allevierà le pene di un raffreddore elettorale.