La macchina pro-Pal, legata a doppio filo con una larga fetta della comunità islamica italiana, si è messa in moto. Dopo l’arresto dell’italo-marocchino Youssef Siher, accusato di essere la mente dietro la creazione del “Movimento 17 ottobre”, è stata lanciata la raccolta fondi per sostenere il 30enne. Sebbene le devastazioni delle bande di maranza e anarchici abbiano causato danni per più di un milione di euro ai commercianti di Milano, oltre trecento persone hanno preferito donare i loro soldi a chi avrebbe voluto replicare le scene di guerra del 17 e 18 ottobre. A fare da cassa di risonanza all’iniziativa ci ha pensato Davide Piccardo, fondatore del Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano (Caim) e direttore editoriale del sito islamico La Luce.
MEGAFONO
Prima con un’intervista a Repubblica, dove ha difeso l’ex collaboratore del Fatto indicato come «il capro espiatorio perfetto, giovane, musulmano, di seconda generazione, pro Palestina». Poi con un articolo, proprio su La Luce, in cui ha sponsorizzato la raccolta fondi nata «per sostenere le spese legate alla vicenda giudiziaria di Youssef», poiché «vista la connotazione politica della vicenda oggi Youssef è Davide contro Golia e si rende quindi ancor più necessario che la difesa disponga di mezzi adeguati». Ecco quindi che alla fine dell’articolo compare il link della raccolta fondi attivata da Mohamed Siher.
«Unisciti a noi per dare voce alla verità e alla giustizia per Youssef Siher», si legge nella descrizione dell’iniziativa, la cui copertina raffigura il volto stilizzato del 30enne detenuto a San Vittore. In poche ore, il contatore delle donazioni ha superato quota 11 mila euro.
Oltre trecento persone hanno versato una cifra, più o meno simbolica, per sostenere il militante pro-Gaza. Molte di queste, in forma anonima. Un fatto che lascia aperti non pochi interrogativi sulla provenienza dei finanziamenti per la difesa di colui che è accusato di aver orchestrato «un progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive al fine, di fatto, di ingenerare terrore nella popolazione». Nell’elenco dei donatori più generosi compaiono molti anonimi che hanno versato somme non indifferenti: chi 500 euro, chi 300, chi ancora 100 e 200 euro. Tutti profili senza un’identità.
Ma spulciando l’elenco delle donazioni, alcuni nomi saltano all’occhio. Tra questi c’è il padre di Piccardo, Roberto Hamza, primo ad aver tradotto il Corano in italiano e storico membro dell’Unione delle Comunità ed Organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii). A suo nome viene registrata una donazione da 50 euro. Va però specificato che sul sito “Go Fund Me”, non essendoci la verifica dei profili che testimonia l’autenticità delle identità, non è possibile attribuire con assoluta certezza le donazioni. Certo, considerando però chi ha sponsorizzato l’iniziativa ovvero suo figlio - che si tratti effettivamente di Hamza Piccardo è più che verosimile.
Altro nome che spicca nel lungo elenco è quello di Brahim Baya, predicatore islamico di Torino. L’imam è già noto alle cronache nazionali: durante lo scorso referendum sulla Giustizia è stato tra i volti della campagna per il No cercando di orientare il voto islamico, tanto da arrivare a postare una foto della scheda elettorale già contrassegnata. Non solo: è anche tra i principali agitatori delle piazze pro-Pal. A suo nome figura una donazione a Youssef da 20 euro.
GUIDE RELIGIOSE
Scorrendo alla lista, emergono altri due nomi riconducibili al mondo islamico italiano. Si tratta di Hicham Ouchim, referente della comunità islamica di Sassuolo e dell’Ucoii (che avrebbe contribuito alla causa di Sihef con 25 euro) e di Aboulkheir Breigheche, imam della comunità islamica del Trentino con una donazione da 20 euro. Ad aggiungersi ai sostenitori di Youssef potrebbe esserci anche Yassine El Ghadfa, un tempo addetto alla traduzione della preghiera dell’imam di Colico, che avrebbe donato 20 euro. Non solo esponenti del mondo musulmano. A versare 25 euro, per esempio, sarebbe stata Giulia Guendalina Gazzo, attivista conosciuta online con il nome di Lunny. Altri 30 arriverebbero da Ariam Tekle, regista, sociologa e produttrice italo-eritrea che si occupa di immigrazione, integrazione e antirazzismo. Una galassia eterogenea, che va dal mondo islamico a quello dell’attivismo, il cui legame risulta sempre più saldo. E certa sinistra - come dimostra Ilaria Salis che non ha perso tempo a esprimere solidarietà a Sahif - osserva interessata...




