"Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale". Nel libro di Bruno Vespa 'Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein', la presidente del Consiglio è tornata a parlare del proprio rapporto con il capo della Casa Bianca.
Un rapporto che, si sa, non è sempre stato rose e fiori e che, anzi, ha attraversato momenti di tensione prima di tornare a distendersi, almeno apparentemente. Nei primi giorni di ottobre, infatti, Trump ha nuovamente espresso vicinanza alla premier, dichiarando di avere con lei un "grande rapporto".
"Ho avuto un buon rapporto anche con Joe Biden e sono stata criticata anche per questo", ha poi aggiunto Meloni nel libro. "A maggior ragione era naturale lavorare per costruire una relazione ancora più stretta con gli Stati Uniti una volta eletto Donald Trump. Gli Stati Uniti sono il nostro più importante alleato geopolitico e militare, il principale mercato extra europeo per i nostri prodotti, ospitano una comunità di italiani numerosissima ed operosa, e molto altro ancora".
"Quella vicinanza - spiega la premier - è stata davvero utile e anche molto apprezzata da tanti governi europei perché ha aiutato a tenere aperto il dialogo, euroatlantico anche nei momenti di maggiore incomprensione e anche a ricondurre nel giusto ambito, quello della Nato, problemi complessi come la Groenlandia e la sicurezza dell'Artico. Tutte cose utili all'Italia, all'Europa e all'Occidente. Tutte cose che rivendico e che rifarei", conclude la presidente del Consiglio.