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SALUTE DEGLI OCCHI

Prevenzione e informazione:
al via il ‘mese del cheratocono’

Un’iniziativa che coinvolge 20 centri in tutta Italia e mira a rendere consapevole la popolazione di questa subdola patologia oculare, che se viene sottovalutata può danneggiare gravemente la cornea rendendo indispensabile il trapianto

12 Settembre 2019

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Prevenzione e informazione:al via il ‘mese del cheratocono’

Al via una importante campagna di informazione e prevenzione rivolta ai cittadini, ‘Mese del cheratocono’ promossa dall’università di Verona e dal Centro nazionale di alta tecnologia in oftalmologia dell’università di Chieti-Pescara, dal Centro ambrosiano oftalmico (Camo) in collaborazione con Neovision e con il patrocinio dell’Associazione italiana cheratoconici (Aiche) e della Società oftalmologica italiana (Soi), della Società italiana trapianto di cornea (Sitrac). Fino all’11 ottobre sarà possibile effettuare delle visite specialistiche gratuite presso uno dei 20 centri sparsi in tutto il territorio nazionale, dove non solo verranno somministrati i test diagnostici, ma più generalmente verrà informata  la cittadinanza su questo disturbo oculare che può portare a gravi conseguenze per la vista

Il cheratocono. Patologia poco conosciuta ma dal profondo impatto sociale, il cheratocono consiste nel progressivo assottigliamento e nella deformazione della cornea, che nei casi più gravi arriva ad assumere la forma di un cono. “Il cheratocono è la causa più comune di distrofia ectasica, ovvero deformazione dovuta a una dilatazione, dell’occhio - afferma Lucio Buratto, direttore scientifico di Camo e delle cliniche oculistiche Neovision – L’età d’esordio di questa patologia è molto precoce, comunemente tra i 20 e i 30 anni anche se capita di diagnosticarla persino in età prepuberale. Iniziare il percorso terapeutico tempestivamente è fondamentale, perché si tratta di una patologia degenerativa, ma spesso i pazienti non si rendono conto della propria condizione finché la visione non è gravemente compromessa. Per questo motivo – sottolinea l’esperto – è fondamentale accrescere la consapevolezza della popolazione”. Le cause di questa patologia non sono ancora chiare, ma è certa una forte componente di familiarità. Tra i sospettati inoltre figurano le allergie e il conseguente sfregamento degli occhi che indebolisce le cornee. Il cheratocono colpisce circa un individuo ogni 2mila, nelle sue fasi iniziali può essere scambiato per un semplice astigmatismo e passare completamente inosservato se non vengono effettuati degli esami specifici. La lenta progressione della malattia fa sì che si inizi a intervenire quando la qualità della visione è già gravemente compromessa. La velocità e l’entità della progressione della deformazione corneale da cheratocono sono estremamente variabili. Come regola generale la velocità di evoluzione è maggiore nei giovanissimi e diminuisce sensibilmente con l’età. Il motivo è il naturale irrigidimento della struttura corneale nel corso degli anni.

Gli esami.  Per diagnosticare il cheratocono non bastano gli esami di routine. per valutare bene lo stato della cornea occorrono esami più specifici, quali la topografia corneale, che serve a fare una precisa mappatura della forma della curvatura della cornea – si tratta dell’esame più importante per la diagnosi del cheratocono- oppure la pachimetria, che misura lo spessore della cornea. Inoltre possono risultare utili la  tomografia a coerenza ottica del segmento anteriore (Otc), che permette di visualizzare alcune caratteristiche dell’anatomia della cornea in modo completamente non invasivo, come ad esempio la profondità esatta di eventuali opacità, e l’aberrometria che identifica alcune anomalie rifrattive della cornea e dell’occhio in generale, fornendo informazioni sulla qualità visiva dell’occhio.

Le terapie disponibili. “La diagnosi tempestiva consente al paziente di accedere ai trattamenti più efficaci nel bloccare la progressione della malattia – spiega Buratto – fino a dieci anni fa l’unica opzione disponibile era il trapianto di cornea ‘perforante’, efficace ma anche estremamente invasivo e spiacevole per i pazienti, costretti a mesi di estrema attenzione e quasi mai ripagati da un recupero ottimale della vista. Adesso non solo le procedure di trapianto si sono diversificate (ad oggi esiste infatti anche il trapianto cosiddetto ‘lamellare’ perché è solo uno strato della cornea ad essere trapiantato) ma sono state anche trovati nuovi modi per fermare l’avanzata del cheratocono, ad esempio con una procedura non chirurgica, il cross linking corneale”. È una procedura che viene applicata per la terapia del cheratocono iniziale, cioè quando ancora lo spessore e le curvature della cornea sono discretamente o completamente conservate, Talvolta si applica questo trattamento anche a pazienti affetti da cheratocono in uno stadio evolutivo più avanzato al fine soprattutto di limitare la velocità di progressione. Questo metodo consiste nell’applicazione sulla cornea di un prodotto chiamato Riboflavina; esso viene poi attivato, da una luce ultravioletta della famiglia dei raggi Uva. L’azione della luce associata al farmaco, stimola la cornea a rinforzare i legami tra i tessuti che la compongono, determinando un arresto o quanto meno un rallentamento dell’evoluzione della malattia. Lo scopo è sostanzialmente quello di aumentare la rigidità e la resistenza della cornea. Attenzione però “con il progredire della malattia la cornea può diventare talmente sottile a causa della deformazione a cui è sottoposta da opacizzarsi  – avverte Buratto – a questo punto l’unica opzione possibile è il trapianto. Il fattore tempo è determinante!”. (MATILDE SCUDERI)

 Per partecipare all’iniziativa prenotarsi su: www.curagliocchi.it

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