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SOCIETÀ ITALIANA DI NEFROLOGIA - SIN

60° Congresso Sin, al centro
politica sanitaria e assistenza

Malattia renale cronica per 2,2 milioni di italiani screening per diabetici, ipertesi e over 65. Al 60° congresso della Società italiana di nefrologia che si chiude oggi a Rimini, arriva la proposta per le istituzioni e gli operatori sanitari

5 Ottobre 2019

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60° Congresso Sin, al centropolitica sanitaria e assistenza

Dalle disuguaglianze nell’assistenza di persone con malattie renali alle linee guida scientifiche, dalla politica sanitaria e al rapporto con i pazienti. Questo i principali focus del 60° Congresso della Società italiana di nefrologia (Sin) aperto a Rimini il 2 Ottobre 2019 e che ha visto riuniti fino ad oggi oltre 1.600 esperti è che ha come obiettivo quello di rilanciare il ruolo del nefrologo, da sempre figura di elevata professionalità, il cui ruolo nella sanità nazionale deve trovare nuovo slancio e riconoscibilità nei rapporti con i colleghi, con le istituzioni e con le persone. La Malattia renale cronica (Mrc) secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia colpisce circa il 7-10 per cento della popolazione ed è, purtroppo, in continua progressione. In pratica oltre 2 milioni di italiani hanno i reni che non fanno più il loro lavoro di filtro per trattenere le sostanze utili ed eliminare le scorie con le urine. La principale causa di insufficienza renale terminale nel mondo è rappresentata dalla Malattia renale diabetica (Mrd). È per questo motivo che la prima giornata del Congresso è stata dedicata al primo convegno nazionale congiunto SIN-SID su ‘Presente e Futuro dell’Approccio Integrato Nefro-Diabetologico alla malattia renale diabetica’. La Società Italiana di Nefrologia e la Società Italiana di Diabetologia hanno stabilito di realizzare una vera e propria ‘joint venture’ volta a stabilire un percorso assistenziale nefrodiabetologico dedicato ai pazienti diabetici con danno renale. L’accordo tra le due Società scientifiche prevede l’elaborazione di documenti congiunti, linee guida condivise sulla gestione clinico-terapeutica della malattia renale diabetica (Mrd), e programmi formativi multidisciplinari. 

Per evidenziare la presenza di una Mrc è sufficiente eseguire: un esame urine per verificare la presenza di albumina ed un esame del sangue, la creatininemia, con successiva stima del valore della filtrazione glomerulare, principale parametro indicativo del funzionamento dei reni. “L’approccio più corretto per cercare contrastare la Mrc – spiega Giuliano Brunori, presidente Sin – è quello non di ‘attendere’ i pazienti in ospedale ma di andarli a ‘cercare’ nella popolazione, e soprattutto nei soggetti a rischio. In quest’ottica un aiuto determinante può arrivare dal fatto che i test per la diagnosi della Mrc sono ampiamente disponibili, facili ed economici e che è noto l’identikit dei soggetti a rischio di insufficienza renale cronica: sono i diabetici, gli ipertesi, gli obesi, le persone con dislipidemie ed in generale gli over 65. Tutti soggetti che dovrebbero controllare la funzione renale almeno una volta all’anno. Sono questi i motivi che ci hanno portato ad avanzare la proposta di realizzare uno screening della popolazione a rischio, in collaborazione con medicina primaria e secondaria, con l’obiettivo di individuare i pazienti il prima possibile, rallentare il decorso della malattia renale e scongiurare la necessità della dialisi”.

Il lavoro dei reni è indispensabile perché quando il deficit di funzione supera la soglia di sicurezza, il risultato, con grave compromissione della qualità della vita dei pazienti e aggravio di costi per il Servizio sanitario nazionale, è l’entrata del paziente in dialisi o il trapianto di rene. Favorire l’emersione della Mrc non è semplice, la ragione è legata anche a due fattori chiave: in primo luogo, la maggior parte delle persone con Mrc non avendo sintomi, si accorge con grave ritardo di avere un problema, e può arrivare 'inconsapevole' fino alla perdita dell’80 per cento della funzionalità renale. Il secondo, è che una recente indagine Doxapharma dice che la maggioranza degli italiani non ha proprio idea di chi sia il nefrologo: solo il 15 per cento del campione testato conosce il nome del medico specialista dei reni. Uno screening mirato per i soggetti a rischio, la proposta Sin ad istituzioni ed operatori sanitari. Sono queste quindi le considerazioni da cui è partita la Società Italiana di Nefrologia per formulare la proposta di realizzare in Italia uno screening diagnostico mirato ai soggetti a rischio con l’obiettivo di far emergere la malattia e investire nel rallentarne la progressione. Il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica del ministero della Salute ha identificato come strategia prioritaria l’adozione di un approccio multi-professionale, ragion per cui “un team multidisciplinare, con la presenza del nefrologo, potrebbe favorire la scelta del farmaco più adatto al tipo di danno d’organo del paziente e la condivisione dei rischi di eventi collaterali. La Sin persegue questi obiettivi a tutti i livelli, locali e nazionali, ed ha deciso assieme alla Sid di avviare un accordo”, spiega Luca De Nicola, nefrologia e dialisi-Università L. Vanvitelli, Napoli e responsabile scientifico 60° Congresso nazionale società italiana di nefrologia.

Un’idea che potrebbe avviare un dialogo con i referenti istituzionali a tutti i livelli, Ministero, Regioni e Direzioni Sanitarie e che per essere realizzata dovrebbe coinvolgere i diversi operatori sanitari, dalla medicina primaria a quella secondaria. Quali sono, dunque, i test per la diagnosi di Mrc? Per evidenziare la presenza di una Mrc e definire il suo stadio è sufficiente eseguire due semplici test che qualunque laboratorio esegue di routine: un esame urine per verificare la presenza di albumina ed un semplice esame del sangue, la creatininemia, con successiva stima del valore della filtrazione glomerulare, principale parametro indicativo del funzionamento dei reni.  L’ingresso in dialisi significa per molti pazienti un drammatico peggioramento della qualità della vita, ma anche un costo enorme per il nostro Ssn, stimato in circa 50 mila euro a paziente, tanto da drenare da solo circa il 2 per cento del budget complessivo, nonostante riguardi una fetta minima di malati (50 mila pazienti dializzati). Per fortuna però la dialisi può essere però scongiurata con precise strategie “Anche per gli ipertesi – sottolinea Brunori – esistono farmaci, come gli ACE-inibitori o i sartani, che proteggono i reni e possono rallentare la progressione del danno; in tutti i pazienti inoltre può e deve essere attuata una terapia nutrizionale, indicata dal nefrologo e dal dietista, che aiuti il lavoro dei reni. L’essenziale è un monitoraggio attento della funzionalità renale, più o meno stretto a seconda delle condizioni del paziente”.

Altra novità, riguarda la nascita del Centro studi Sin che ha l’obiettivo di potenziare la ricerca medico scientifica nel campo delle malattie renali, formare giovani medici alla ricerca scientifica e promuovere iniziative scientifiche divulgative volte a favorire la consapevolezza e la conoscenza delle malattie renali. “Tutti i nefrologi italiani – spiega Filippo Aucella, segretario della Sin – saranno chiamati a collaborare attivamente alle attività promosse o che potranno essere sostenute dal Centro Studi Sin. Il primo passo sarà definire una anagrafica precisa dei centri di nefrologia che vorranno partecipare alle attività di ricerca. Il Centro Studi farà in pratica da collettore unico per tutte le attività di ricerca scientifica in nefrologia e si occuperà di produrre sia outcome scientifici che documenti di indirizzo utili ai decisori per le scelte di politica sanitaria, senza dimenticare la stesura delle nuove linee guida in nefrologia, come richiesto dalla 2 Legge n. 24/2017, nota come legge Gelli”.

 “La Legge Gelli – conclude Brunori – ha previsto per le società scientifiche l’inserimento in un elenco che ne accreditasse il valore scientifico. Proprio per questo fin dai primi mesi di quest’anno ci siamo attivati per produrre tre nuove linee guida che riguardano il problema della gestione del paziente con Hcv, la gestione dell’accesso vascolare e la gestione nutrizionale della Mrc. Per quanto riguarda l’ambito diabetologico, per noi di fondamentale importanza, sono stati presentati nel 60° Congresso Sin due documenti: “La storia naturale della nefropatia diabete” e “L’indicazione alla biopsia renale nel paziente diabetico con Mrc”, che in pratica rappresentano il primo passo per la stesura di linee guida intersocietarie”. (ANNA CAPASSO)

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