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Nuova speranza di curaper le gambe senza riposo

Un disturbo fastidioso che colpisce nottetempo una persona su dieci: le donne sono il doppio degli uomini

Maria Rita Montebelli
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Dolore, crampi notturni, formicolii, scatti involontari e, soprattutto, un desiderio irrefrenabile di muovere gli arti inferiori. E' la ‘sindrome delle gambe senza riposo', nota anche come Restless Legs Syndrome (RLS), una malattia neurologica cronica che compare di solito dopo i 40-45 anni e affligge il 5-10% della popolazione adulta, con un rapporto donne/uomini di circa 2:1. Non esistono ad oggi cure risolutive ma solo farmaci in grado di attenuarne i sintomi; 4 pazienti su 10, tuttavia, non rispondono ai trattamenti di prima linea, altri devono sospenderli a causa degli effetti collaterali. Una risposta alle esigenze di questi pazienti più complessi arriva da uno studio multicentrico apparso recentemente su Lancet Neurology, che ha evidenziato la significativa efficacia e tollerabilità, a breve e a lungo termine, dell'associazione ossicodone/naloxone nei soggetti con sintomatologia severa, resistenti alle terapie standard. Benché la ricerca scientifica abbia compiuto grandi progressi nell'ultimo decennio, le cause di questo disturbo non sono tuttora completamente note. Sia che si manifesti nella sua forma primitiva, spesso riconducibile a una componente genetica, sia in forma secondaria, correlata a fattori predisponenti come gravidanza e menopausa o a determinate malattie (fra cui diabete, celiachia, Parkinson, neuropatie periferiche, insufficienza renale), la RLS può avere un pesante impatto sulla qualità di vita, determinando insonnia, stress, depressione, ipertensione. Il parere degli esperti. “Le attuali terapie sono prevalentemente farmacologiche e sintomatiche –  spiega il professor Luigi Ferini Strambi, direttore Centro di Medicina del Sonno, Ospedale San Raffaele Turro di Milano, e presidente eletto della World Association of Sleep Medicine (WASM) – i farmaci considerati di prima scelta sono i dopamino-agonisti non ergot e i farmaci anticonvulsivanti. Esiste tuttavia un 40% di pazienti che non risponde a queste terapie; un altro 25-50%, trascorso un anno, le abbandona per mancanza di benefici o per gli effetti collaterali. Dopo alcuni mesi di assunzione, i dopamino-agonisti possono infatti generare un effetto negativo come l'augmentation, ossia un'anticipazione nell'orario di comparsa dei sintomi, un incremento nella loro intensità e una maggior estensione delle zone del corpo interessate”. Con gli antiepilettici, invece, possono verificarsi problemi di eccessiva sonnolenza/ sedazione durante il giorno. “Alcuni studi, in passato – continua Ferini Strambi – avevano evidenziato l'utilità degli oppiacei nel trattamento della RLS ma su casistiche limitate. Il lavoro pubblicato su Lancet Neurology rappresenta il primo trial multicentrico condotto in doppio cieco e su vasta scala, per testare l'efficacia del trattamento con oppioidi sulla sindrome della gambe senza riposo di grado severo, dopo un precedente fallimento di altre terapie, in prevalenza dopamino-agonisti”. Lo studio ha coinvolto 304 pazienti in 55 centri europei (Austria, Germania, Spagna e Svezia). “Lo studio – conclude Ferini Strambi - ha documentato in pazienti particolarmente difficili da trattare un notevole beneficio, mantenuto nel tempo e raggiunto con dosaggi di farmaco modesti e che non hanno necessitato di successivi incrementi. Questi risultati possono far ipotizzare, nei soggetti affetti da sindrome delle gambe senza riposo, una ipofunzione del sistema oppioide endogeno. Possiamo dunque concludere che l'associazione fissa ossicodone-naloxone rappresenti un'arma terapeutica importante, indispensabile per i casi ‘non-responders' alle terapie consuete e nei pazienti che presentano il fenomeno dell'augmentation”. (MARIANNA MASCIANDARO)

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