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Report, inchiesta-choc sul prosciutto di Parma: cosa vi mangiate davvero il 20% è tarocco

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Teresa Pica
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"Terminata la stagionatura, se andrete ad acquistare un prodotto marchiato Parma, rischierete una volta su tre di essere frodati". Cioè di comprare un prosciutto fatto con la carne di maiali allevati sì in Italia ma figli di scrofe inseminate con maiale danese "durok", più magro, molto richiesto, ma escluso dal disciplinare di produzione che consente di fregiarsi del marchio Dop, denominazione d' origine protetta. È questo portato alla luce nell'inchiesta di Emanuele Bellano con Alessia Cerantola e Greta Orsi, intitolata "La porcata", che Sigfrido Ranucci presenta nella puntata di lunedì 20 maggio di Report, sui Rai 3. Un milione di cosce di prosciutto sequestrate per un valore di quasi 100 milioni di euro; i prosciutti a cui è stato revocato il marchio Dop sono circa il 20 per cento della produzione annua di Parma e San Daniele. Leggi anche: Olio extravergine: maxi truffa in Puglia; dentro? Olio di semi Report documenta le condizioni in cui vivono i maiali, perfino in allevamenti "sostenibili". Gli animali, tutti col tatuaggio delle filiere Dop, sono "ammassati, a stretto contatto sviluppano fenomeni di cannibalismo e si mordono le orecchie a vicenda"; qua e là spuntano topi. In un allevamento collegato al Parma, una scrofa malata viene invitata a spostarsi con un pistola elettrica, un' altra è abbattuta a martellate.

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