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Alzheimer, si studia il corpo calloso

Nuova ricerca svolta interamente in Italia
di Monica Rizzello venerdì 9 aprile 2010

1' di lettura

Si studia da circa il corpo calloso nelle persone con Alzheimer, ma l'omogeneità dei pazienti è stato un aspetto spesso trascurato nella letteratura scientifica, per la difficoltà di recuperare gruppi numerosi di individui caratterizzati dalla stessa fase della malattia. Ora, il lavoro di alcuni ricercatori romani presenta la novità di aver indagato gruppi di pazienti omogenei e suddivisi per severità di patologia, applicando due tra le più recenti tecniche di risonanza magnetica strutturale: la Voxel Based Morphometry e il Diffusion Tensor Imaging. Proprio la suddivisione dei pazienti in gruppi omogenei è stata la premessa per mettere in luce la presenza di due processi di degenerazione della sostanza bianca del corpo calloso, individuando dove e come questo subisce cambiamenti durante il corso della malattia. "Il cambiamento del corpo calloso - sottolinea la dottoressa Margherita Di Paola - è una caratteristica misurabile e valutabile obiettivamente. Questa misura può fornire informazioni riferibili a processi biologici normali o alla presenza di processi patogeni, ad un costo relativamente contenuto, quello di una risonanza magnetica, esame ormai entrato appieno nella routine diagnostica". La ricerca, condotta interamente in Italia, rappresenta un’importante evoluzione di un precedente progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione Santa Lucia e il Laboratorio di NeuroImaging dell’Ucla School of Medicine di Los Angeles (Usa), che pochi mesi fa aveva già prodotto altri interessanti risultati scientifici.

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