La Danimarca ha scelto di affrontare in modo diretto il rapporto sempre più controverso tra minori e social network, annunciando l’intenzione di vietarne l’accesso ai ragazzi sotto i 15 anni, una decisione che ha immediatamente acceso il dibattito politico e culturale non solo nel Paese ma in tutta Europa . Alla base della scelta del governo di Copenaghen c’è la crescente preoccupazione per gli effetti che l’uso precoce e intensivo delle piattaforme digitali può avere sulla salute mentale dei più giovani, tra aumento dei disturbi d’ansia, problemi di autostima, isolamento sociale e difficoltà di concentrazione.
Secondo l’esecutivo danese, affidare esclusivamente alle famiglie e alla scuola il compito di regolare l’uso dei social non è più sufficiente, soprattutto di fronte a modelli di business costruiti per catturare l’attenzione degli utenti fin dalla tenera età. La proposta prevede un rafforzamento dei sistemi di verifica dell’età e una maggiore responsabilità diretta delle piattaforme, chiamate a garantire il rispetto delle regole. La mossa danese si inserisce in un trend internazionale sempre più evidente: l’Australia ha già introdotto un divieto per i minori di 16 anni, accompagnato da multe per le aziende tecnologiche che non impediscono l’accesso agli underage, mentre la Francia sta lavorando a una normativa che limita l’uso dei social ai minori di 15 anni o lo subordina al consenso esplicito dei genitori. Negli Stati Uniti, dove la regolamentazione è demandata in gran parte ai singoli Stati, si moltiplicano le leggi che impongono limiti di tempo, obblighi di autorizzazione parentale e maggiori tutele sui dati personali dei minori, anche se manca ancora una linea federale unitaria.
Sullo sfondo, l’Unione Europea osserva con attenzione e valuta strumenti comuni, consapevole che il tema non riguarda solo la protezione dei ragazzi, ma anche il ruolo e il potere delle grandi piattaforme digitali . In Italia i social network e lo smartphone sono diventati una presenza costante nella vita quotidiana dei ragazzi. I numeri raccontano una realtà ormai strutturale: essere online non è più un’attività accessoria, ma una parte centrale della giornata di bambini e adolescenti. Secondo le più recenti ricerche istituzionali e associative, circa il 94% dei minori tra gli 8 e i 16 anni utilizza uno smartphone, mentre oltre il 70% accede regolarmente ai social network. L’ingresso nel mondo digitale avviene sempre prima: già tra gli 11 e i 13 anni più di quattro ragazzi su dieci usano piattaforme social, spesso prima dell’età minima prevista dalle regole. Il tempo trascorso davanti allo schermo è significativo. Tra i 12 e i 18 anni, circa la metà dei ragazzi dichiara di passare sui social tra le 2 e le 3 ore al giorno. Ma c’è anche una fascia non trascurabile che va oltre: circa il 14% resta connesso tra le 4 e le 6 ore, mentre una minoranza supera addirittura le 6 ore quotidiane. In pratica, per molti adolescenti il telefono accompagna ogni momento libero della giornata.
Le misure restrittive continuano a dividere l’opinione pubblica tra chi le considera indispensabili per arginare un’emergenza educativa e chi teme divieti difficili da applicare e facilmente aggirabili, ma la direzione intrapresa appare chiara: dopo anni di sostanziale laissez-faire, sempre più governi ritengono che l’accesso dei minori ai social network non possa più restare privo di regole e che la tutela dell’infanzia debba tornare al centro dell’agenda




