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Divieto dei social ai minori, il modello Danimarca apre il dibattito anche in Italia

di Paola Natalimartedì 6 gennaio 2026
Divieto dei social ai minori, il modello Danimarca apre il dibattito anche in Italia

3' di lettura

La Danimarca ha scelto di affrontare in modo diretto il rapporto sempre più controverso tra minori e social network, annunciando l’intenzione di vietarne l’accesso ai ragazzi sotto i 15 anni, una decisione che ha immediatamente acceso il dibattito politico e culturale non solo nel Paese ma in tutta Europa  . Alla base della scelta del governo di Copenaghen c’è la crescente preoccupazione per gli effetti che l’uso precoce e intensivo delle piattaforme digitali può avere sulla salute mentale dei più giovani, tra aumento dei disturbi d’ansia, problemi di autostima, isolamento sociale e difficoltà di concentrazione.

Secondo l’esecutivo danese, affidare esclusivamente alle famiglie e alla scuola il compito di regolare l’uso dei social non è più sufficiente, soprattutto di fronte a modelli di business costruiti per catturare l’attenzione degli utenti fin dalla tenera età. La proposta prevede un rafforzamento dei sistemi di verifica dell’età e una maggiore responsabilità diretta delle piattaforme, chiamate a garantire il rispetto delle regole. La mossa danese si inserisce in un trend internazionale sempre più evidente: l’Australia ha già introdotto un divieto per i minori di 16 anni, accompagnato da multe per le aziende tecnologiche che non impediscono l’accesso agli underage, mentre la Francia sta lavorando a una normativa che limita l’uso dei social ai minori di 15 anni o lo subordina al consenso esplicito dei genitori. Negli Stati Uniti, dove la regolamentazione è demandata in gran parte ai singoli Stati, si moltiplicano le leggi che impongono limiti di tempo, obblighi di autorizzazione parentale e maggiori tutele sui dati personali dei minori, anche se manca ancora una linea federale unitaria.

Sullo sfondo, l’Unione Europea osserva con attenzione e valuta strumenti comuni, consapevole che il tema non riguarda solo la protezione dei ragazzi, ma anche il ruolo e il potere delle grandi piattaforme digitali . In Italia i social network e lo smartphone sono diventati una presenza costante nella vita quotidiana dei ragazzi. I numeri raccontano una realtà ormai strutturale: essere online non è più un’attività accessoria, ma una parte centrale della giornata di bambini e adolescenti. Secondo le più recenti ricerche istituzionali e associative, circa il 94% dei minori tra gli 8 e i 16 anni utilizza uno smartphone, mentre oltre il 70% accede regolarmente ai social network. L’ingresso nel mondo digitale avviene sempre prima: già tra gli 11 e i 13 anni più di quattro ragazzi su dieci usano piattaforme social, spesso prima dell’età minima prevista dalle regole. Il tempo trascorso davanti allo schermo è significativo. Tra i 12 e i 18 anni, circa la metà dei ragazzi dichiara di passare sui social tra le 2 e le 3 ore al giorno. Ma c’è anche una fascia non trascurabile che va oltre: circa il 14% resta connesso tra le 4 e le 6 ore, mentre una minoranza supera addirittura le 6 ore quotidiane. In pratica, per molti adolescenti il telefono accompagna ogni momento libero della giornata. 

Le misure restrittive continuano a dividere l’opinione pubblica tra chi le considera indispensabili per arginare un’emergenza educativa e chi teme divieti difficili da applicare e facilmente aggirabili, ma la direzione intrapresa appare chiara: dopo anni di sostanziale laissez-faire, sempre più governi ritengono che l’accesso dei minori ai social network non possa più restare privo di regole e che la tutela dell’infanzia debba tornare al centro dell’agenda