Il Parmigiano Reggiano Dop 24 mesi è «mediocre». Il Prosciutto di Parma Dop e la Bresaola della Valtellina Igp, addirittura, sono «scarsi». Per milioni di italiani che fanno la spesa con lo smartphone in mano, queste non sono opinioni: sono verdetti. Ad emetterli è Yuka, una applicazione francese che, scansionando il codice abarre di un qualunque prodotto alimentare, restituisce in pochi secondi un punteggio, un giudizio e un bollino colorato su una scala a quattro posizioni: dal verde che significa «nessun rischio» al rosso che identifica i cibi «a rischio». Un sistema di classificazione che si propone di valutare la salubrità dei cibi che finiscono nel nostro carrello della spesa, in base alle loro caratteristiche nutrizionali.
Yuka, prodotta e distribuita dalla omonima società francese, si comporta in pratica come la versione digitale, semplificata, del sistema di etichettatura a semaforo Nutriscore, che però utilizza cinque colori e non quattro. In più Yuka attribuisce un punteggio in centesimi e un giudizio che rendono la valutazione complessiva spesse volte anacronistica. Ma andiamo con ordine.
Di Yuka si parla da anni, per lo meno da quando l’Antitrust italiana, nel luglio 2022, ha chiuso un’istruttoria senza applicare nessuna sanzione, ma con una serie di prescrizioni vincolanti. La app francese è tornata di attualità dopo l’interrogazione al governo presentata attorno alla metà del mese di marzo dal presidente della Commissione agricoltura della Camera Mirco Carloni, che segnalava la forte penalizzazione subita nella app dai migliori prodotti del made in Italy a tavola. «Partendo da 100 grammi di prodotto la app vuole indirizzare le scelte dei consumatori suggerendo loro quali sono gli alimenti sani e quelli non sani. L’assunto è semplice», spiega Carloni, «suggerire i corretti stili alimentari da adottare classificando fra salubri e non salubri alcuni prodotti alimentari».
Così «Yuka, utilizzando fra i suoi parametri valutativi anche il sistema Nutriscore», aggiunge Carloni, «classifica come mediocri o nocivi alimenti Dop e Igp del nostro made in Italy riconosciuti nel mondo come eccellenze. Di questa classifica in negativo fanno parte prodotti come: Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Provolone Valpadana, Toma Piemontese, Aceto Balsamico di Modena, Ricciarelli di Siena, Bresaola della Valtellina e Mortadella di Bologna».
L’obiettivo di Carloni è chiaro: «Sapere quali iniziative il governo voglia adottare per tutelare le filiere agroalimentari, la salute dei cittadini e conoscere in che modo il governo voglia intervenire a livello nazionale ed europeo per prevenire che un’applicazione basata su criteri antiscientifici possa produrre distorsioni sulle regole di mercato con grave danno per l’Italia e per il nostro made in Italy».
Incuriosito dall’iniziativa del presidente della commissione Agricoltura di Montecitorio ho installato e testato la app Yuka per una settimana, sottoponendo al suo giudizio una serie di prodotti che ho raccolto nella tabella che compare in questa pagina. Il meccanismo è semplice: basta leggere il codice a barre della confezione e si ottiene una scheda analitica per ogni prodotto. Dopo questa prova posso dire che la questione è perfino più critica di quanto possa emergere dall’interrogazione di Carloni.
Criteri di valutazione. I parametri di giudizio in base ai quali la app restituisce le valutazioni riguardano per il 60% il profilo nutrizionale, per il 30% la presenza o meno di additivi e per il 10% la natura biologica (o meno) del prodotto.
Grado di rischio. Proprio in base all’eventuale presenza di additivi Yuka attribuisce pure un bollino colorato. Il bollino rosso significa «a rischio», il bollino arancione «rischio moderato», il giallo «rischio limitato», il verde «nessun rischio».
Dopo le polemiche in merito, suscitate proprio dal Nutriscore, non è rassicurante il fatto che le fonti di questi studi siano l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), l’Anses (Agenzia francese per la sicurezza degli alimenti), lo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) cui si aggiungono dei non meglio specificati «studi indipendenti», come si evince dalle spiegazioni contenute nella app.
Sempre 100 grammi. Al pari del Nutriscore anche Yuka attribuisce i propri giudizi sulla base di 100 grammi di prodotto. Un paradosso, che rende ridicoli, ad esempio, i giudizi sul Parmigiano Reggiano e sul Pecorino Romano grattugiati, che prendono rispettivamente un punteggio di 32/100 e 30/100 con il giudizio «mediocre» e il semaforo arancione, vale a dire «rischio moderato».
Poco importa se un cucchiaino colmo di formaggio grattugiato equivalga al massimo a 7 o 8 grammi e abbondando, se ne mettano due, al massimo tre di cucchiaini su un piatto di pasta. Ragionamento analogo pure per l’aceto balsamico di Modena. Qualunque sia la pietanza su cui viene utilizzato se ne possono mettere alcune gocce: 100 grammi la renderebbero immangiabile.
Indicazioni geografiche ignorate. Le schede che classificano i singoli alimenti a Denominazione d’origine protetta (Dop) e a Indicazione geografica protetta (Igp), oggetto di valutazione, mancano quasi sempre della indicazione geografica. Fra i cibi che ho testato, soltanto la scheda dell’olio extravergine d’oliva toscano, includeva correttamente nella denominazione dell’alimento la sigla Igp. Vale la pena di ricordare che sia le materie prime sia le filiere che le producono e le lavorano, sono sottoposte a controlli stringenti in base ai disciplinari di produzione delle Dop e delle Igp. Di tutto questo Yuka non tiene minimamente conto.
Origine sconosciuta. Nessun cenno all’origine dei cibi e al Paese di provenienza dei loro ingredienti, nonostante in molte merceologie sia una caratteristica fondamentale per molti consumatori, al punto che l’Italia ha reso obbligatoria la dichiarazione d’origine. Come nel caso della pasta, dell’olio extravergine d’oliva, dei salumi e dei formaggi, giusto per citare le principali.
Similari ignorati. Un altra caratteristica del tutto ignorata da Yuka nei suoi giudizi riguarda i risi. In base all’ultima riforma del mercato interno del riso, introdotta con il Decreto Legislativo 131 del 2017, i similari delle varietà storiche devono (non «possono», «devono») essere posti in vendita con la denominazione della varietà autentica. In pratica nelle scatole etichettate come Carnaroli si trova uno dei suoi 17 similari, mentre per acquistare il Carnaroli puro bisogna cercare quello etichettato come “Classico”. Di tutto ciò Yuka, naturalmente, non tiene conto.
A mero titolo di curiosità, infine, segnalo due casi. Il Culatello del Viaggiator Goloso che incassa un punteggio di 0 su 100 e la Colombina gocce di cioccolato (sempre il Viaggiator Goloso) che prende 1 su 100. Per non dire dell’alternativa suggerita per la Fontina d’Aosta Dop a fette: le Sottilette Light.




