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Pazienti lisosomiali al Ministro:“Rivedere criteri accesso all’Adi”

Tali pazienti vengono trattati dove possibile con terapia enzimatica sostitutiva, infusioni cui i pazienti vengono sottoposti ogni 14 giorni, che attualmente non viene erogata a domicilio in ben sei regioni italiane
di Maria Rita Montebelli domenica 4 agosto 2019

2' di lettura

È necessario che le patologie lisosomiali siano inserite nei criteri nazionali di accesso all’Assistenza domiciliare integrata (Adi) e che vengano rivisti i criteri di accesso alle cure domiciliari, indipendentemente dal grado di invalidità riconosciuto al paziente. Queste le richieste consegnate al ministro della Salute dalle associazioni dei pazienti Aig e Aiaf, dopo le pressioni sui diversi tavoli regionali, in merito al problema della disparità tra le diverse regioni italiane riguardo la gestione dei servizi di Home therapy per i pazienti lisosomiali, in occasione della 'Maratona della Salute' convocato dal ministro della Salute Giulia Grillo nei giorni scorsi. Le patologie lisosomiali vengono trattate dove possibile con terapia enzimatica sostitutiva (Ert), infusioni cui i pazienti vengono sottoposti ogni 14 giorni (e, in alcuni casi, ogni 7 giorni). Attualmente tale terapia viene erogata a domicilio in tutta Italia, tranne in sei Regioni. Una disparità inaccettabile, complicata anche dal fatto che spesso i pazienti lisosomiali non rispondono ai criteri previsti dalla legge per l’attivazione dell’Assistenza domiciliare integrata. “Chiediamo con urgenza che il Ministero della Salute prenda provvedimenti per garantire equità di trattamento a tutti i pazienti con malattia rara in cura con farmaci prescrivibili al domicilio - chiedono le associazioni Aig e Aiaf - affinché si ponga fine alle inaccettabili disparità di trattamento tra le varie regioni. Sarebbe importante garantire questo servizio attraverso il Ssn, ma raccomandiamo anche di non discriminare i sistemi sponsorizzati, che sono già stati adottati da molte regioni italiane e che sono consolidati da ormai dieci anni.  È infatti possibile sfruttare a vantaggio dei pazienti le risorse fornite dai produttori dei farmaci ottenendo un servizio a costo zero, garantito in termini di qualità dal controllo pubblico”. Per garantire la più ampia fruibilità alle cure domiciliari per i pazienti con malattie rare, secondo le due associazioni, occorre, inoltre, assicurare l’effettività dei diritti riconosciuti per la terapia domiciliare, sanciti dal ‘Documento sulla somministrazione a domicilio di farmaci ad alto costo per persone con malattie rare’ del 2012, approvato dalla Commissione Salute e dalla Conferenza Regioni e Provincie autonome e presentato a Farmindustria. “L’home therapy è un servizio che migliora enormemente la qualità della vita dei pazienti, talvolta pediatrici e gravi, che se costretti a recarsi in ospedale, devono adattare una quotidianità già complessa alle terapie necessarie per la loro sopravvivenza - ha spiegato Fernanda Torquati al ministro Grillo - ma risulta utile anche per la sanità regionale, in quanto sgrava le strutture ospedaliere dai troppi accessi, risolve problemi di carenze di spazio e personale e permette anche di liberare risorse lasciando comunque ai Centri di riferimento il ruolo di regista. E permette forti risparmi, specie se effettuata in convenzione con le case farmaceutiche”. (ANNA CAPASSO)

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