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“Così dobbiamo proteggere il cuoredelle persone con diabete di tipo 2”

Le patologie cardiovascolari sono la principale causa di morte nei pazienti diabetici, ma l’empagliflozin, della classe degli Sglt2, si è rivelato efficace nell’arginare questo tipo di comorbilità
di Maria Rita Montebelli domenica 28 gennaio 2018

3' di lettura

“Il 75 per cento delle persone affette da diabete di tipo 2 è sovrappeso, il 70 per cento è affetto da dislipidemia e il 63 per cento è iperteso – ha affermato Anselm Gitt, specialista di medicina interna, cardiologia e cardiologia interventistica dell’ospedale tedesco Ludwigshafen Heart Centre – non è un caso che i due terzi dei pazienti diabetici over 65 muoiano a causa di una patologia a carico del sistema cardiovascolare“. Questi dati allarmanti sono emersi durante un recente incontro organizzato a Francoforte da Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly nell’ambito della partnership strategica ‘Alleanza contro il diabete’. Durante la giornata si è sottolineata l’urgenza di puntare i riflettori anche sulle gravi comorbilità associate al diabete, che nella maggior parte dei casi riguardano il sistema cardiovascolare. Proprio la tendenza ad accompagnarsi ad altre patologie rende il diabete di tipo 2 un vero e proprio ‘killer silenzioso’, che sotto le mentite spoglie di eventi cardiovascolari provoca danni irreparabili e, se non individuato per tempo, arriva ad uccidere. “Considerando che le patologie cardiovascolari sono la principale causa di morte nei pazienti diabetici, l’elevata incidenza del diabete di tipo 2 appare assolutamente drammatica. E i numeri del diabete sono in costante aumento – ha dichiarato Sarah Jarvis, specialista di medicina generale dell’ospedale Richford Gate Medical Practice di Londra – abbiamo la necessità di migliorare la protezione  cardiovascolare e di ridurre il rischio di complicanze a carico del cuore nei pazienti con diabete di tipo 2. Possiamo farlo solo stroncando sul nascere la patologia primaria”. Tra i fattori che contribuiscono all’iperglicemia si possono contare i difetti nell’assorbimento del glucosio a livello renale, l’aumento della produzione di glucosio nel fegato e squilibri nel suo assorbimento intestinale. Inoltre “certamente le disfunzioni nei neurotrasmettitori ipotalamo-ipofisari regolatori della glicemia e malfunzionamenti del pancreas” ha spiegato Luc Van Gaal, professore di endocrinologia, diabetologia e malattie metaboliche della Antwerp University Hospital, Belgio. Per porre rimedio a questi squilibri la ricerca farmacologica degli ultimi anni ha lavorato alacremente e il risultato si chiama empagliflozin appartenente alla classe degli  Sglt2, inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2,  risultata efficace nel diminuire il tasso di ospedalizzazioni per eventi cardiovascolari avversi nei pazienti con diabete di tipo 2. Considerando che l’iperglicemia provoca un aumento del colesterolo Ldl – uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare – trattare i pazienti con farmaci efficaci nel ridurre i livelli di glucosio come quelli Sglt2 contribuisce in modo sostanziale a ridurre il rischio di sviluppare comorbilità. “Ogni sei secondi una persona muore a causa del diabete, e di queste, una ogni dodici è un paziente con diabete di tipo 2 che viene stroncata da un evento cardiovascolare – ha spiegato Jarvis – inoltre l’associazione di diabete, sovrappeso, ipertensione e dislipidemia conduce quasi inesorabilmente ad una patologia cardiaca”. È chiaro che l’avanzata del diabete che annunciano gli esperti è dovuta a diverse cause “ed è necessaria una sinergia tra specialisti per prendere decisioni in merito alla malattia e sviluppare strategie in grado di arginare lo sviluppo di patologie secondarie – ha concluso Gitt – è imprescindibile uno sforzo collaborativo a livello multisciplinare”. (FABIO SERMONTI)

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