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Il fegato non può attendere

Dal V congresso nazionale della Società Italiana per la Sicurezza e la Qualità nei Trapianti, l’appello del Presidente, il professor Franco Filipponi ad anticipare i tempi del trapianto di fegato
di Maria Rita Montebelli domenica 14 aprile 2013

2' di lettura

Tempo di spending review anche per la chirurgia dei trapianti.  Una chirurgia dai costi molto elevati, per la quale si profilano problemi di sostenibilità futura. E’ giusto dunque sforzarsi a cercare soluzioni e interventi che, garantendo la qualità e la sicurezza dei pazienti, consentano anche di ridurre gli oneri economici per il SSN. Nel campo del trapianto di fegato, una di queste soluzioni, consiste nello spostare all’indietro le lancette dell’orologio del trapianto, cioè di anticiparlo di circa un anno e mezzo rispetto ai tempi attuali. “E’ necessario ridefinire i termini e i confini del trapianto di fegato – spiega il professor Franco Filipponi, presidente della SISQT e Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Epatica eTrapianto di Fegato, dell’azienda Ospedaliera Universitaria Pisana - che non va più considerato una soluzione estrema per  pazienti estremi. La sopravvivenza dell’organo e quella del paziente trapiantato infatti, nel caso del trapianto di fegato, sono strettamente correlati al MELD del paziente nel momento in cui arriva al trapianto”. Il MELD (Model for End stage Liver Disease), è un punteggio che definisce la gravità di una malattia di fegato in fase terminale (ad esempio una cirrosi da virus dell’epatite B o C), in vista della pianificazione di un trapianto di fegato. Secondo studi recenti, un paziente che arriva al trapianto con un punteggio MELD compreso tra 15 e 25, a 5 anni dal trapianto genera una spesa di circa 230mila euro, contro i 170mila euro di un paziente che arriva al trapianto con un MELD inferiore a 15. E questo perché il paziente con malattia epatica in fase più avanzata è un paziente globalmente più compromesso, che ha bisogno di più cure e assistenza e fa anche più complicanze. “Un paziente che arriva al trapianto con un MELD molto alto – spiega il professor Filipponi - avrà dei tempi di ricovero, anche in terapia intensiva, molto più lunghi di un paziente con un MELD score inferiore a 15 e questo genera dei costi peri-procedurali molto più elevati. Con un MELD superiore a 30 – spiega il professor Filipponi - la curva di sopravvivenza del fegato trapiantato e del paziente, crolla letteralmente (a 5 anni funziona ancora solo il 62% degli organi trapiantati,e la sopravvivenza dei pazienti scende a poco più del 60%, contro l’oltre 70% dei pazienti trapiantati con MELD inferiore a 14). Insomma, un paziente trapiantato troppo tardi, non solo costa molto di più, ma vede drammaticamente assottigliarsi le chance di sopravvivenza dell’organo trapiantato e quindi anche le sue”. (LAURA MONTI)

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