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Prevenzione terremoti, da percorrere la strada delle polizze assicurative volontarie

Guzzoni (Ate): "In Italia abbiamo imparato a fare prevenzione medica, ma non abbiamo ancora imparato a fare prevenzione per il nostro patrimonio edilizio"

A fare acqua è la capacità di mettere in piedi azioni concertate di prevenzione, laddove per prevenzione si intende "un'operazione culturale e collegata a politiche di incentivazione per il miglioramento e l'adeguamento degli edifici agli standard attuali"

19 Ottobre 2012

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Prevenzione terremoti, da percorrere la strada delle polizze assicurative volontarie
A fare acqua è la capacità di mettere in piedi azioni concertate di prevenzione, laddove per prevenzione si intende "un'operazione culturale e collegata a politiche di incentivazione per il miglioramento e l'adeguamento degli edifici agli standard attuali"

Roma, 19 ott. - (Adnkronos) - Condividere la logica della prevenzione, rendere obbligatoria la certificazione sismica degli edifici così come si fa con quella energetica, introdurre polizze assicurative a carattere volontario. Sono tre gli ingredienti necessari per un Paese in cui il problema maggiore è rappresentato dall'edilizia esistente, "nei confronti della quale bisognerebbe introdurre una vera logica di prevenzione".

Lo spiega all'Adnkronos Donatella Guzzoni, presidente dell'Ate (l'Associazione tecnologi per l'edilizia) e dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bergamo, sottolineando che "in Italia abbiamo imparato a fare prevenzione medica, ma non abbiamo ancora imparato a fare prevenzione per il nostro patrimonio edilizio".

A fare acqua, quando si parla di progettazione antisismica in Italia, non sono le tecnologie, né le competenze o le normative "che sono perfettamente aggiornate", sottolinea la Guzzoni, spiegando che "la questione fondamentale non riguarda gli strumenti tecnici che possiamo utilizzare per progettare in calcestruzzo, legno, acciaio o muratura: tutte le tecnologie sono ottime, anche se è ovvio che sul calcestruzzo armato siamo più competenti, anche come filiera produttiva, mentre le tecnologie dell'acciaio o del legno sono sviluppate soprattutto al di fuori dell'Italia".

A fare acqua è la capacità di mettere in piedi azioni concertate di prevenzione, laddove per prevenzione si intende "un'operazione culturale e collegata a politiche di incentivazione per il miglioramento e l'adeguamento degli edifici agli standard attuali". Un'operazione che ha senza dubbio "costi alti che, però, potrebbero essere parametrati all'introduzione di polizze assicurative a carattere volontario e alla certificazione sismica degli edifici".

"E' chiaro - aggiunge la Guzzoni - che anche questo ha un costo enorme, nei confronti del quale ci devono essere politiche di partecipazione congiunta da parte dello Stato e delle assicurazioni". Un discorso da costruire insieme con tutti gli attori della filiera e, magari, progettando sul lungo periodo. Niente di irrealizzabile, visto che politiche di questo tipo esistono già in altri Paesi, dalla Francia alla Nuova Zelanda. E allora perché in Italia si fa fatica ad avviare un discorso di questo genere? Un po' perché "finora il rischio se l'è sempre assunto Stato, ma intervenendo nell'emergenza", un po' perché "la memoria è facile all'oblio".

Adesso però, con i terremoti in Abruzzo e in Emilia, la memoria è ancora fresca, e le ferite aperte, alcune delle quali difficilmente potranno essere curate. "Con questi eventi sismici - spiega il presidente dell'Ate - l'Italia ha perduto una grande quota del proprio patrimonio storico, artistico e culturale che, per il sistema Paese, ha il suo valore anche in termini di Pil. Mentre il capannone è facilmente ricostruibile, la parte monumentale è definitivamente perduta e questo ci deve far riflettere su ciò che potremmo fare a tutela dei nostri patrimoni". Prevenzione prevenzione e ancora prevenzione.

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