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Sostenibilita

Nel 2012 installati impianti fotovoltaici per 27 gigawatt, un aumento dell'8% annuo

Credit Suisse: "Sul settore incombe la guerra ai pannelli 'Made in China'"

Gli occhi sono puntati anche sugli Stati Uniti dove l'abbondanza di gas naturale sta facendo scemare l'interesse per le energie rinnovabili

29 Ottobre 2012

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Nel 2012 installati impianti fotovoltaici per 27 gigawatt, un aumento dell'8% annuo
Gli occhi sono puntati anche sugli Stati Uniti dove l'abbondanza di gas naturale sta facendo scemare l'interesse per le energie rinnovabili

Roma, 29 ott. - (Adnkronos) - Le incertezze sui prezzi petroliferi trainano la corsa dell'energia 'solare' che nel 2012 potrebbe vedere a livello globale l'installazione di impianti fotovoltaici per un totale di 27 gigawatt, con un aumento dell'8 per cento in dodici mesi. E' il dato significativo che emerge da uno studio di settore condotto dal Credit Suisse, che sottolinea come siano soprattutto le 'locomotive dell'export' mondiale, ovvero Germania e Cina, a puntare decisamente sul fotovoltaico.

La Germania sta portando avanti un ambizioso programma di conversione della produzione dai combustibili fossili e dalla fissione nucleare alle fonti rinnovabili come il solare e l'eolico. Grazie agli incentivi e alle agevolazioni oggi l'elettricità tedesca è generata per ben il 20 per cento dal solare, dall'eolico e da altre fonti rinnovabili.

Ma i pannelli fotovoltaici all'origine di tale aumento sono fabbricati perlopiù in Cina, diventata in tempi piuttosto brevi il maggior produttore mondiale. Lo scorso anno le importazioni negli Stati Uniti di questi prodotti economici 'made in China', che rappresentano la metà degli impianti installati sul mercato statunitense, hanno raggiunto la cifra di 3,1 miliardi di dollari USA. I prezzi stracciati praticati dalla Cina hanno spinto il Dipartimento del commercio ad approvare, a maggio, una rigida regolamentazione anti-dumping.

Il provvedimento ha scatenato le ire dei produttori cinesi e degli installatori di impianti fotovoltaici statunitensi, secondo i quali provocherà un rincaro del solare nel paese. Stesse preoccupazioni in Europa dove la Commissione ha avvuiato una indagine sulla denuncia anti-dumping presentata da diversi produttori, in cui si chiede un aumento dei prezzi del 120% per i moduli e i wafer e dell'80% per le celle.

Una richiesta pressante se si considera che il 75 % della crescita del fotovoltaico a livello globale è avvenuta proprio in Europa, dove le aziende cinesi hanno conquistato in pochi l'80 per cento del mercato frazie ai loro prezzi stracciati, provocando nel solo 2012 la chiusura di 20 aziende del settore. Il nodo è infatti anche quello dell'occupazione legata a questo boom. Un recente studio di AT Kearney ha mostrato che i prezzi degli impianti fotovoltaici potrebbero diminuire del 50% in tutta l'UE entro il 2020. Negli ultimi 20 anni il prezzo dei moduli fotovoltaici è diminuito di oltre il 20% ogni volta che il volume di moduli solari raddoppiato. E poichè il prezzo di installazione solare continua a diminuire in modo consistente, si aprono prospettive interessanti di creazione di posti di lavoro.

Ma gli occhi sono puntati anche sugli Stati Uniti dove l'abbondanza di gas naturale sta facendo scemare l'interesse per le energie rinnovabili. "Quando il prezzo del metano era di 6 dollari USA per 293 kW sembrava che il solare fosse piuttosto conveniente", afferma nel rapporto di Credit Suisse il professore Severin Borenstein, della California University e condirettore dell'Haas Energy Institute. Era vero soprattutto per gli impianti di medie dimensioni capaci di generare circa 20 megawatt e per i progetti di vaste proporzioni, aggiunge Borenstein. "Poi con il boom del gas di scisto il metano è sceso a 2 dollari USA circa. Ora si aggira intorno ai 3 dollari USA, ma a mio avviso dovrà passare moltissimo tempo prima che diventi di nuovo costoso."

Finché il gas naturale sarà abbondante ed economico, osserva Borenstein, le utilities lo preferiranno al solare, benché quest'ultimo sia più pulito ed ecologico. L'infrastruttura per la distribuzione del metano esiste già e l'elettricità generata dal gas naturale è meno costosa del fotovoltaico, nonostante negli ultimi due anni il prezzo medio dei pannelli cinesi si sia ridotto del 75 per cento.

Eppure gli Stati Uniti non possono prescindere dal solare, insiste Jigar Shah, uno dei fondatori di SunEdison, società che punta sull'energia solare, nonché socio di Inherjys, un fondo specializzato in tecnologie pulite con sede a Montreal del valore di 1 miliardo di dollari. "E' vero, il solare attraversa un momento difficile, soprattutto sul fronte della produzione (di pannelli fotovoltaici) che non è molto redditizia", afferma Shah. "Se ne parla male, ma in realtà i pannelli fotovoltaici stanno spuntando come funghi." Gli incentivi contribuiscono a mantenere vivo l'interesse per gli sviluppi del solare, ammette Shah. "Gli incentivi federali del 30 per cento sono stati prorogati fino al 2016 e gli Stati che hanno approvato una normativa tesa a promuovere le energie rinnovabili hanno predisposto tutta una serie di sovvenzioni, avviando una politica estremamente incisiva."

Tuttavia, l'intervento statale a favore dell'energia non è una novità, ma costituisce parte integrante del processo volto a portare sul mercato nuove fonti energetiche e tecnologie all'avanguardia. Inoltre, negli Stati Uniti gli incentivi ai combustibili fossili sono di gran lunga più elevati di quelli erogati per le energie rinnovabili. Secondo l'Environmental Law Institute, dal 2002 al 2008, tra sussidi e agevolazioni fiscali, il governo ha stanziato poco più di 12 miliardi di dollari per le energie rinnovabili, contro i 70 miliardi di dollari USA sborsati per i produttori di petrolio, gas e carbone.

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