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Nel 2012 un risparmio di 6,3 mld con la produzione di idrocarburi in Italia

domenica 15 settembre 2013
Nel 2012 un risparmio di 6,3 mld con la produzione di idrocarburi in Italia

4' di lettura

Roma, 10 set. (Adnkronos) - La produzione nazionale di idrocarburi nel 2012 ha permesso di risparmiare ben 6,3 miliardi di euro nella bolletta energetica italiana: 834 milioni in più rispetto al 2011. Dai dati contenuti nella relazione annuale 2013 di Unione Petrolifera, per il terzo anno consecutivo è cresciuta la produzione di idrocarburi in Italia: quella di greggio ha registrato un aumento del 2,5%, con circa 5,4 milioni di tonnellate, mentre quella di gas naturale ha registrato un aumento del 2,9% a 8,5 mld di metri cubi. Attualmente la produzione di greggio nazionale rappresenta l'8,5% dei consumi nazionali mentre il gas di produzione interna contribuisce all'11,5% del fabbisogno nazionale. Considerando le quotazioni del greggio e del gas naturale, complessivamente la produzione nazionale nel 2012, pari a 12,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ha soddisfatto il 7% del fabbisogno totale di idrocarburi, consentendo quindi un risparmio di circa 6,3 miliardi di euro nella nostra fattura energetica. Una bolletta energetica italiana che ammonta a 64,436 mld, in crescita del 2,4% rispetto al 2011. Nel 2012 la fattura petrolifera si è invece ridimensionata leggermente passando da 34,549 mld nel 2011 a 33,916 mld nel 2012 (-1,8%). La Basilicata si conferma anche nel 2012 la Regione protagonista del contesto produttivo italiano avendo contribuito per il 75% della produzione complessiva di greggio, con un aumento da 3,7 ad oltre 4 milioni di tonnellate (+8,1%) e oltre il 15% di quella di gas naturale. Di particolare rilievo è il giacimento di Tempa Rossa (Total operatore con il 50%, Mitsui il 25%, Shell il 25%) situato nell'alta valle del Sauro la cui attività è prevista partire per l'inizio del 2016, con una produzione giornaliera di 50 mila barili di greggio, 230 mila metri cubi di gas, 240 tonnellate di gpl e 80 tonnellate di zolfo. Lo sviluppo del giacimento che contiene riserve recuperabili per circa 440 milioni di barili equivalenti petrolio (bep), comporterà un investimento di 1,6 miliardi di euro. Anche l'ad di Eni, Paolo Scaroni, intervenendo lo scorso 4 luglio in un convegno organizzato da Confindustria Energia, evidenziava le opportunità che rappresenterebbe un maggiore sviluppo degli idrocarburi in Italia. "Se noi in Italia avessimo le stesse norme e le applicassimo come nel Regno Unito e in Norvegia -aveva spiegato Scaroni-, riusciremo a coprire il 20% del nostro fabbisogno e lo Stato ricaverebbe circa 2,5 miliardi di euro di royalties e di tasse l'anno". Il problema, aveva sottolineato Scaroni, "non sono solo le leggi ma anche l'applicazione delle leggi. Se basta un comitato di 30 persone per rinviare un'opera diventa difficile investire risorse, uomini e forze per fare qualcosa che dura oltre 15 anni". Il terreno, aggiunge, "è piuttosto minato". "Mi auguro che le restrizioni annunciate diano certezze alle imprese e al diritto per quanto riguarda le attività nelle aree autorizzate. Se le restrizioni invece significassero solo restrizioni 'tout court' allora ci facciamo male da soli". Ad affermarlo all'Adnkronos è l'ex ministro dell'Industria e professore di Economia all'Università di Bologna, Alberto Clò, commentando il provvedimento del Governo dei giorni scorsi che prevede il dimezzamento delle zone marine aperte alla ricerca e alla produzione di idrocarburi. Il decreto, infatti, determina un dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore, che passano da 255 a 139 mila chilometri quadrati, spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste. L'Italia, sottolinea Clò, "ha già una delle legislazioni più severe che ci siano per quanto riguarda la regolamentazione delle attività minerarie e nel rilascio delle autorizzazioni. L'Italia, giustamente, è uno dei Paesi in cui c'è stata data più attenzione a questo tema. In molti casi -rileva- siamo stati i primi della classe, come lo dimostra la reazione dopo l'incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon" che ha causato uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del Messico nel 2010. Questa garanzia data dalla legislazione italiana, però, rileva Clò, "si contrappone alla potenzialità di sviluppo delle risorse minerarie che in Italia potrebbe portare, non chiacchiere, ma un fattivo contributivo alla crescita: in termini di investimenti, di occupazione, di introiti fiscali". L'aumento della produzione di idrocarburi nazionali "potrebbe portare in Italia investimenti privati, ridurre potenzialmente le importazioni per 4-5 miliardi di euro e aumentare gli introiti fiscali per oltre 2 miliardi di euro. Insomma rappresenterebbe una concreta possibilità di dare un contributo alla crescita". In Italia, invece, "viene riconosciuto a tutti il potere di vietare" e viene impedito alle imprese italiane "che operano in tutto il mondo, non dico solo i grandi gruppi energetici, ma anche i gruppi del settore dell'impiantistica di operare nel nostro Paese. Se c'è preoccupazione per l'impatto dell'attività mineraria sull'agricoltura e sull'ambiente basterebbe fare un giro sulle coste dell'Adriatico per osservare che la presenza delle piattaforme non ha comportato alcun sacrificio. Invece -sottolinea Clò- bisognerebbe essere consapevoli delle vere opportunità e dei veri punti di forza che avrebbe un maggiore sviluppo della produzione degli idrocarburi in Italia".