Amy Winehouse non si smentisce mai. In cura per un enfisema polmonare, la cantante inglese ha voluto comunque prendere parte al concerto per i 90 anni di Nelson Mandela. Si è esibita regalando al numeroso pubblico di Hyde Park una grande performance, con la canzone che è diventata un inno per il rilascio del leader nero durante la stagione dell’apartheid in Sud Africa, “Free Nelson Mandela”. Ed ecco che ha dimostrato di avere un cuore anche lei, ma non tanto per la causa anti-razzista, quanto per la propria vita sentimentale. “Free Blakey, my fella”, ha urlato alla fine di tutto. Liberate Blakey, il mio uomo. Un omaggio (o qualcosa di più) al marito, Blake Fielder-Civil, da mesi in attesa di giudizio in carcere. Storia di droga e di una vita di eccessi. Dalla quale la stessa Amy non si è trattenuta. Giusto per ripercorrere alcune tappe delle sue uscite non artistiche, il 7 gennaio 2007 si esibisce in uno storico locale londinese, il G-A-Y, vomitando per una intossicazione alimentare, ma poi riprende a cantare. Il 18 ottobre dello stesso anno viene arrestata in Norvegia per possesso di marijuana, venendo rilasciata il giorno dopo con una cauzione di 500 euro. Il 1 novembre, agli MTV Eurpean Music Award sale due volte sul palco a ritirare i premi in evidente stato confusionale e si esibisce sotto l’influenza dei fumi dell’alcol. Lei che ad ogni esibizione intervalla una canzone dall’altra con un sorso di gin. Lo scorso 21 gennaio il Sun scopre invece un video nella quale dichiara di aver preso sei valium per calmarsi dopo aver fumato dal crack.




