Arrivano i signori della doppia morale. Quelli del milieu progressista culturale del ditino alzato, lesti nel moraleggiare in casa altrui ma altrettanto indulgenti quando c’è da perdonare, condonare, tutelare le realtà del proprio universo culturale. Così una settantina di esponenti del mondo culturale si mette alla tastiera e firmano una petizione a tutela dello “Spin Time”. Questione annosa. C’è questo palazzo ex Inpdap a Roma , via di Santa Croce in Gerusalemme, in cui vivono circa 450 persone e in cui si svolgono abitualmente attività culturali, eventi anche di intrattenimento, feste con somministrazione di bevande, dj set. Addirittura uno studio di registrazione. Tutto questo brulichio di vita e di fermento culturale si svolge in modo totalmente e candidamente abusivo. Così, dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, anche Spin Time è entrato nelle intenzioni delle autorità per un ripristino della legalità, insieme a quello che è considerato il contraltare dell’occupazionismo ideologico, l’immobile dove è istallata Casapound, sempre a Roma.
Ebbene, Spin Time piace alla gente che piace, che infatti lo difende. Ed è nato un appello. Leggiamo: «Spin time non è un centro sociale occupato, non è un luogo di propaganda politica, non produce illegalità, non è mai stato coinvolto in disordini sociali da quando è nato nel 2013». E ancora: «Spin time è molto più di un edificio, è un’idea nei umanità, di convivenza, di cittadinanza attiva, come concepito nell’articolo 4 della nostra Costituzione. Spin time è un luogo in cui 400 persone da oltre 25 paesi diversi si impegnano con cittadine e cittadine italiani, in un lavoro quotidiano nella costituzione di una comunità solidale, democratica e non violenta». Dunque, «lo sgombero significherebbe disperdere una comunità, spezzare legami umanitari costruiti nel tempo, interrompere percorsi di studio, di lavoro, di vita, peggiorare le condizioni dei 400 residenti e infine alimentare nuova marginalità in diversi quartieri della città. Chiediamo che lo sgombero venga fermato e che si apra un percorso reale di riconoscimento e di tutela dell’esperienza di Spin Time».
Insomma, un luogo di trionfo del bene assoluto. E buonanotte il rispetto delle regole. A firmare la petizione, tra gli altri, Marco Bellocchio, Barbara Bobulova, Sabina Guzzanti, Elio Germano, Nanni Moretti, Tosca. E ancora Le associazioni 100 Autori e “Fondazione Piccolo America”. Una rappresentazione aulica che ignora le controversie intorno al luogo, a partire dall’assenza di licenze e autorizzazione per le attività che vengono svolte, specie nell’ambito della somministrazione di bevande, a differenza dei bar e dei locali del quartiere che invece devono sottostare all’onerosa girandola dei permessi. Senza dimenticare la lunga aneddotica sul mancato pagamento delle utenze energetiche. Ma il mancato rispetto delle norme da parte dello Spin Time non ha mai più di tanto preoccupato neanche il centrosinistra politico, tanto che proprio in quello stabile si svolse, nel 2021, il primo dibattito tra i candidati alle primarie a sindaco di Roma. Un bel segnale verso il cittadino comune, che con impegno e sacrificio onora il pagamento di tasse e utenze. Evidentemente, però, lui non esprime “un’idea di umanità” degna dell’attenzione della creme intellettuale buonista.




