Signore e signori (divisi al 50%, che da queste parti non si sa mai) è giunto il momento di scrivere “anche simpaticamente” (cit.)- cosa resterà di ‘sti 30 brani sanremesi, edizione ricca di buone intenzioni, poca maleducazione e canzoni discrete. E proprio qui sta il problema: discrete. Non epocali. Non emozionanti. E il rischio è che nessuno tra vent’anni dirà «ti ricordi questa? Ero lì quando è successo». E, quindi, 30 brani in gara, trenta tentativi di lasciare il segno. E una sola canzone con un destino certo: i peggiori matrimoni di Caracas.
Si parte con Arisa – Magica favola: voce enorme, archi, atmosfera da fiaba Disney; peccato che sembri la sigla di un cartone animato.
Bambole di Pezza – Resta con me: energia e romanticismo frontale; il titolo sembra il trailer di una fiction con Bova su Canale 5.
Chiello – Ti penso sempre: malinconia sospesa e amore eterno; eterno come le perdibili promesse fatte alle 2 di notte.
Dargen D’Amico – Ai ai: ironia e beat intelligenti; il risultato però suona come un allarme più che come una sinfonia.
Ditonellapiaga – Che fastidio! : pop tagliente e sarcasmo; dopo tre ascolti rischia di diventare una profezia.
Eddie Brock –Avvoltoi: attitudine dark, ambizione alta; nome da fumetto, impatto da playlist di passaggio.
Elettra Lamborghini – Voilà: lustrini e sicurezza scenica; scintilla forte, durata breve, certamente meno di un party bilaterale.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare: cuore in mano e crescendo emotivo; ma non decolla e resta sulla pista.
Ermal Meta – Stella stellina: poetico e misurato, ma con evidenti intenzioni cristicchiane.
Fedez & Marco Masini – Male necessario: promettevano tempesta; alla fine è arrivata ‘na pioggerellina.
Francesco Renga – Il meglio di me: voce riconoscibilissima, ma il meglio è solo per lui.
Fulminacci – Stupida sfortuna: brillante e intelligente, forse un filo troppo leggera (“anzi leggerissima” cit).
J-Ax – Italia starter pack: satira rap pronta per Twitter. Volevamo la rivoluzione.
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine: romanticismo giovane; troppo morbidi per diventare culto.
Leo Gassmann – Naturale: respira bene e suona pulita. Naturale anche l’oblio.
Levante – Sei tu: quantomeno (unica su 30) se l’è scritta da sola.
Luchè – Labirinto: l’atmosfera c’è, l’intro anche... ma poi non si trova l’uscita.
Malika Ayane –Animali notturni: elegante e sofisticata. Un filo troppo per piacere a tutti.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me: ha una gran voce. Serviva anche la canzone.
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta: indie romantico, delicato. Titolo grande, impatto meno grande.
Michele Bravi – Prima o poi: teatrale e intenso. Ma anche troppo teatrale e troppo intenso.
Nayt – Prima che: tensione e scrittura urbana. Resta in sospeso, come il titolo.
Patty Pravo – Opera: presenza iconica. Ma solo quella.
Raf – Ora e per sempre: alla fine sa di già sentito. Che con Raf, però, non è mai una cosa brutta.
Samurai Jay – Ossessione: tanta energia, buona per una seduta di zumba.
Sayf – Tu mi piaci tanto: dolcezza immediata e buona cartolina estiva. Ma non mangia il panettone.
Serena Brancale – Qui con me: forse oggi si beccherà il podio, ma per mancanza di concorrenza.
Tommaso Paradiso – I romantici: nostalgia pop, malinconia urbana. Romantico sì, memorabile decisamente no.
Tredici Pietro – Uomo che cade: metafora ambiziosa. L’ombra del padre pesa, ma quantomeno ha una bella identità.
E poi c’è Sal Da Vinci che... Per sempre sì. Melodia ampia, ritornello che abbraccia, testo che promette amore eterno senza chiedere il permesso. Non cambierà la musica italiana, non verrà studiata nei conservatori, semplicemente diventerà il vostro incubo: quel giorno gli sposini si prenderanno per mano, la zia piangerà, il cugino stonerà il ritornello e dal fondo della sala ricevimento qualcuno mormorerà «ancora ‘sto pezzo, maledetto Sanremo 2026...».




