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Sanremo 2026, le pagelle: il vero vincitore non è solo Sal Da Vinci

di Fabrizio Biasindomenica 1 marzo 2026
Sanremo 2026, le pagelle: il vero vincitore non è solo Sal Da Vinci

3' di lettura

Le pagelle di Fabrizio Biasin alle cinque serate del Festival di Sanremo 2026

TONYPITONY - 10 Presentato come “la macchietta che involgarirà la serata delle cover” ha zittito tutti con un’esibizione che, complice la bravissima Ditonellapiaga, è già storia. Classe, stile, intonazione, alchimia: semplicemente perfetti.

LILLO - 9 In un Festival che ha strappato realmente poche risate, l’altra metà del duo con Greg ha fatto il suo dovere e ci è riuscito. Le mosse insegnate ai cantanti (“il doppio Anagni”) hanno spaccato, la gag sul cantante di samba ha i suoi anni ma, oh, funziona tutte-le-sante-volte.

DANTE FABIANI - 8 Questo nome difficilmente vi dirà qualcosa, ma un simbolo di virtuosismo, la dimostrazione vivente che in Rai c’è ancora chi sa fare alla grande il suo mestiere. Dante Fabiani è il grande - non per dimensioni, ma per professionalità, gentilezza, sopportazione e capacità di agevolare il lavoro degli altri - capo ufficio stampa del carrozzone. E uno dei motivi per cui, da diversi anni, le cose sanremesi a livello di comunicazione funzionano benissimo.

SAL DA VINCI - 7 È arrivato con una missione chiara: pubblicizzare al meglio il suo prodotto. Che è un buon prodotto perché, la verità, è che Da Vinci non sarà Leonardo ma le sue cose le sa fare benissimo. Con “Per sempre sì” è destinato a sbancare la Siae. Mica scemo.

L’IMPORTANZA DEI DATI D’ASCOLTO - 6 I dati d’ascolto sono molto importanti, per carità, ma dopo 5 giorni passati a parlare solo di quelli in conferenza stampa, tv, radio, podcast e chi più ne ha più ne metta... sarebbe anche il caso di interrogarsi sulla qualità dello spettacolo proposto, ché il pubblico sanremese ormai è fidelizzato (anche se un paio di milioni sono fuggiti), ma non è che non si sia lamentato. Da questo punto di vista non è stato un festival gravemente insufficiente, ma nemmeno destinato a passare alla storia.

FIGLI DI, PAPÀ DI - 5 Nel festival dei tanti “figli di” la figura peggiore l’ha fatta un “papà di”: il buon Gassman sperava di fare la marketta alla sua serie tv, si è offeso, ha parlato di figli e figliastri, è stato zittito dalla Rai e, fondamentalmente, ha fatto un torto sl suo, di figlio. L’Armata Brancaleone avrebbe fatto meno danni.

IL FALLIMENTO DEL FESTIVAL “FASCISTA” - 4 Doveva essere il festival fascista, ma tutto ‘sto fascismo non s’é visto neanche per sbaglio. E questo più che fare un torto ai destri, lo ha fatto ai sinistri: speravano di poterci marciare e, invece, si sono dovuti accontentare di attaccare Fausto Leali e Mogol. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

IL CASINO (SENZA ACCENTO) A SANREMO - 3 Gente che fa code interminabili per una bustina omaggio di crema-viso dello sponsor Taldeitali, assembramenti biblici per una fetta di pane con sopra spalmata una celebre crema alle nocciole, poco più avanti ressa attorno al camioncino che prepara lo Spritz col celebre alcolico color arancio: ogni metro del centro di Sanremo è letteralmente appaltato da un qualche marchio che viene preso d’assalto da una folla indefinita di incattiviti cacciatori di gadget. Scene dantesche per accaparrarsi un portachiavi o per fare la foto instagrammabile nel negozio di giocattoli allestito per il cantante romantico e barbuto. E a ogni angolo musica sparata a volume devastante, dj improvvisati, spintoni, mezze risse (soprattutto di notte), vox populi, feste, festini “bilaterali” (cit), karaoke improvvisati e delirio generale. È il Festival di Sanremo, pare la fiera dell’insaccato.

SIANI-2 A un certo punto salta fuori ‘sta roba di Mister X. “Stasera arriva Mister X”. E tu ti gasi: minchia, Mister X! Chissà chi sarà mai! E pensi in grande. In grandissimo. “Chissà, magari arriva Ricky Gervais!”. Ma alla fine spunta lui: Alessandro Siani. Che, per carità, non è mica un problema, se non che rispetto all’annuncio misterioso ci si immaginava qualcuno che andasse oltre le gag sull’abbronzatura di Carlocò. Alessandro Siani sembra il compagno delle medie che fa le battute con i doppi sensi e ha il difetto di ridere per primo (e per ultimo). Alle medie va bene. Oltre le medie meno. All’Ariston per niente, suvvia. IL

CARO PREZZI -1 Son diventati matti. Focaccia bisunta con area non superiore ai quattro centimetri quadrati a 7 euro, bottigliette di orrenda acqua da mezzo litro a 2 euro, mono e bilocali in affitto che arrivano a 4500 euro alla settimana, piatti di spaghetti alle vongole con tre vongole a 20/25 euro. “È normale, c’è il Festival, se ne approfittano”. Dio delle città, e dell’immensità.