I cine-sinistri protestano per i tagli, ma nella fretta sbagliano parecchi conti. Al centro c’è il tema dei finanziamenti alla Settima Arte. Lucia Borgonzoni reagisce con grazia. La senatrice, sottosegretaria per il Cinema al Ministero della Cultura non cede agli attacchi polemici clamorosamente a orologeria da parte di quel mondo del cinema evidentemente un po’ troppo pirandelliano. Gente che ai tavoli di confronto si mostra conciliante con le proposte del governo salvo poi voltare le spalle e ricompattarsi scrivendo pubblici appelli con allarmi alla nazione su una inverosimile apocalisse in corso per il cinema italiano a favore dei film americani.
«C’è stato un taglio al Fondo Cinema, ma non è definitivo. Stiamo cercando - e sono convinta che arriveranno - altri fondi che verranno inseriti nella legge Cinema», ha dichiarato la sottosegretaria. «Mi spiace solo leggere cifre che non sono quelle reali. Sono stati presi dei numeri senza contestualizzarli». In particolare quelli sul taglio del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo ridotto dai 696 milioni del 2025 ai 606 milioni del 2026. «Così si uccide il nostro cinema» hanno denunciato. Un’accusa alla quale Borgonzoni ha replicato: «Si parla senza dire che dei 606 milioni, 100 vanno agli americani ma tutto il resto agli italiani. Noi stiamo lavorando per abbassare il costo molto alto che i contribuenti stanno sostenendo per cachet elevatissimi».
Il cinema italiano piange miseria ma il governo ha aumentato gli aiuti
“Il convento è povero ma i frati sono ricchi” è la fotografia che decenni fa il ministro socia...«Ci sono attori e sceneggiatori che prendono paghe molto basse e bisogna riequilibrare. Se ci sono registi che, giustamente, nel mercato valgono tanto, forse il contribuente deve contribuire fino a una certa soglia, e il resto deve metterlo il produttore». Ovvia logica di mercato che però gli artisti di casa nostra fanno finta di non capire chiedendo a chiare note di salvaguardare la loro agiata fascia di mercato mainstream usando soldi pubblici che invece potrebbero aiutare produzioni piccole, indipendenti e squattrinate di cui il governo anche attraverso la conferma dei 31,5 milioni per Cinecittà si sta occupando realmente.




