Toccatina

Piero Fassino, l'ultima profezia è sul conflitto nucleare: siamo spacciati

Claudio Brigliadori

«Quanto è seria la minaccia nucleare di Putin?». Basta questa domanda a scatenare l’ultima profezia di Piero Fassino a L’Aria che tira, su La7: «Sono state più volte enunciate, anche da Medvedev. L’impressione mia è che siano minacce con la consapevolezza che è difficile realizzarle. Un eventuale conflitto nucleare non è che colpisce soltanto i nemici, colpirebbe tutta la popolazione del mondo, compresa la popolazione russa. Non credo che ci sia un presidente russo, anche se spregiudicato come Putin, che non valuti le conseguenze che può avere sulla propria popolazione l'uso di armamenti nucleari».

Seguono riflessioni sulla “propensione bellicista” del presidente russo e sulla “sindrome da accerchiamento” che storicamente affligge le alte gerarchie russe. Ma la mente di tutti i telespettatori è rimasta lì, inevitabilmente, a quelle parole su Putin e l’atomica. Tutti tranquilli, insomma. Un po’ come quando nel 2009 sfida Beppe Grillo a «fondare un partito, vediamo quanti voti prende». O quando nel 2016 a una giovane consigliera grillina l’allora sindaco di Torino augura sprezzantemente «di sedere un giorno su questa sedia, vediamo cosa farà». Quella ragazza è Chiara Appendino.

 

Nel 2017, dopo il traumatico ko della Nazionale di Ventura agli spareggi per i Mondiali di Russia, invita il calcio italiano a «prendere la Germania come esempio». Pochi mesi dopo i tedeschi campioni del mondo in carica escono al primo turno. Nel luglio 2018 gigioneggia su Salvini in grande ascesa: «Bisogna vedere se gli elettori gli daranno i voti». Alle Europee 2019 la Lega arriva al 34,3 per cento, suo record storico. E pochi giorni fa, a poche ore dalla chiusura dei seggi delle regionali in Abruzzo stravinte dal governatore uscente Marsilio, assicura: «Il voto sardo ha dimostrato che la destra non è imbattibile. La competizione è del tutto aperta. Si dava per scontato che la destra avrebbe vinto e invece adesso siamo sul filo di lana. E naturalmente mi auguro che questo filo di lana lo possa essere tagliato per primo dal centrosinistra». A questo punto incrociamo le dita, facciamo gli scongiuri e speriamo che lo Zar non abbia guardato il programma di Parenzo.