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Otto e Mezzo, Cacciari gela Gruber: "Mi cade la lingua". E lei sbotta

di Claudio Brigliadorisabato 7 marzo 2026
Otto e Mezzo, Cacciari gela Gruber: "Mi cade la lingua". E lei sbotta

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«Abbiamo l’Europa, professor Cacciari». «No l’Europa non c’è. Basta Europa, non si può più parlare d’Europa, mi cade la lingua». «Eh non so, noi cerchiamo di non farcela cadere». Il surreale dialogo tra Lilli Gruber e Massimo Cacciari segna il momento clou della puntata di mercoledì sera di Otto e mezzo, su La7, ovviamente incentrata sulla crisi nel Medio Oriente. La guerra di Usa e Israele contro l’Iran, il caso-Crosetto, il ruolo dell’Italia e nello specifico della premier Giorgia Meloni, tutto diventa fonte di polemica e veleni. 

La padrona di casa appare un po’ nervosa, quasi stizzita dai suoi ospiti («Ma c’è bisogno che il ministro della Difesa italiano venga avvertito dell’attacco?», sbotta a un certo punto rivolta ancora a Cacciari). La colpa forse è anche di Roberto Saviano, che per sostenere la solita, ben nota linea critica contro Palazzo Chigi arriva a sostenere tesi piuttosto ardite. Meloni, sostiene l’autore di Gomorra, «non vuole che una posizione trumpiana possa influenzare il referendum sulla Giustizia». Bizzarro, perché nonostante l’importanza della riforma e del voto del 22 e 23 marzo, l’ombra di una guerra più che regionale evidentemente oscura tutto il resto. «È anche una strategia, innanzitutto sa che l’opinione pubblica italiana è in genere poco interessata agli esteri - prosegue lo scrittore -. Certo, qui c’è una guerra e c’è maggiore ansia, ma sa che non c’è una pressione vera dell’opinione pubblica». Tocca proprio a Lilli fargli notare un semplice dato politico: «Giorgia Meloni ha costruito tutta la sua credibilità all’estero occupandosene tantissimo, al punto che c’è chi dice maliziosamente che dell’Italia le interessi molto poco, in realtà le piace molto andare in giro per il mondo e fare le foto-opportunity». 

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«Sa che però questo può influire molto di fatto sul voto, sul referendum - insiste Saviano -. Iniziare ad avere posizioni troppo filo-trumpiane vicine alla guerra potrebbe influenzare il voto». Poi c’è la grande ansia delle basi, che sicuramente non verranno chieste, ma, qualora venissero chieste le basi Nato di appoggio alla guerra, la grande ansia è che l’Italia possa diventare obiettivo di ritorsioni terroristiche». E questo, c’è da giurarsi, diventerebbe un argomento elettorale per il fronte del No.

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