«Nuova ossessione e ormai ci sono dentro...», cantavano i Subsonica qualche annetto fa. E a sinistra ormai ci sono dentro eccome, con tutte le scarpe. Quirinale di qui, Colle di là, «Mattarella con l’elmetto», «Stato d’assedio» e via discorrendo. Il tema è tabù: impossibile per la destra aspirare alla presidenza del Consiglio. Figurarsi se l’ipotesi da prendere in considerazione è quella di Giorgia Meloni. Un paio di giorni fa, durante la cerimonia del Ventaglio, il presidente del Senato Ignazio La Russa è tornato a ribadire che secondo la sua opinione Giorgia Capo dello Stato sarebbe «un vantaggio per l’Italia» e «assai gradita anche da molti a sinistra».
Apriti cielo. A In Onda, su La7, parte la contraerea. «Per il carattere e per la verve che Meloni ci mette da sempre, lei viene identificata come un capo politico. Hai voglia a istituzionalizzarti. Cambierebbe la natura del presidente della Repubblica», premette Marianna Aprile, la conduttrice che ama spesso mettersi la maglietta da giocatore anziché quella da arbitro del dibattito.
La discussione, insomma, parte con un colore chiaro e su quella strada prosegue. «C’è un altro dettaglio che va tenuto presente - ricorda l’ospite Sergio Rizzo, editorialista di prestigio di Repubblica -. Lei, la presidenza del Consiglio l’ha gestita chiaramente con una pregiudiziale ideologica ben precisa contro la sinistra. Questa cosa qui dovrebbe escludere Giorgia Meloni dalla possibilità di rivestire un ruolo del genere».
Verrebbe naturale pensare al fatto che già in passato c'è stato qualche presidente non così neutrale, già prima di salire al Colle. Francesco Cossiga, per esempio. O Giorgio Napolitano. Personaggi che per temperamento e cultura politica, pur nel rispetto istituzionale, non hanno mai mancato di opporsi con una certa veemenza agli avversari politici. Eppure, né la Aprile né il collega Luca Telese intervengono. E Rizzo può continuare: «Il Presidente della Repubblica per la nostra Costituzione è quello che rappresenta un po’ tutti, è quello che nomina il governo che nomina i ministri, è quello che ha delle prerogative costituzionali molto importanti».
Meloni bocciata in anticipo, insomma. Il problema, però, è addirittura più ampio. «In passato i cittadini, in qualche modo, seguivano la politica - sottolinea ancora Rizzo -. Adesso la politica fa a gara per seguire i cittadini, per seguire quello che viene dalla pancia del Paese. E che viene abilmente amministrato attraverso i social. Ci sono le tendenze, che sono quelle che danno il La al dibattito della politica».