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Luciano Moggi su Maurizio Sarri: "Il suo errore alla Juventus è spersonalizzare i giocatori"

Gabriele Galluccio
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Mancava solo Tullio De Piscopo, al Parc Olympique Lyonnais, ci hanno pensato però i giocatori della Juve a ricordarlo affrontando il Lione in Champions con i ritmi evocati nella sua celebre canzone "Andamento Lento": gli juventini sembravano entrati in campo con la testa in tutt'altre faccende affaccendata. Il diverbio pubblico tra Bonucci e Matuidi ne è la dimostrazione. Dice Leonardo al francese durante il riscaldamento: «Bisogna scaldarsi meglio, non si può essere distratti». Parole sante, se le avesse magari dette al Pjanic di questi tempi o al Rabiot di sempre. Non era certamente Blaise il destinatario giusto, considerati i km fin qui percorsi per coprire gli spazi lasciati liberi dai mancati rientri degli attaccanti, Ronaldo compreso. Per approfondire leggi anche: "Perché Sarri rischia" Ci mancavano poi le dichiarazioni di Sarri a fine gara: «Faccio fatica a far passare il concetto di giro palla veloce a questi giocatori». Evidentemente il mister non ha ancora capito che i bianconeri sono campioni nei dribbling e nelle giocate e non può chiedere loro il gioco ad un tocco, altrimenti li spersonalizza. D'altra parte la Juve, sino a questo momento, comanda la serie A, è arrivata agli ottavi di Champions da dominatrice del girone, è in lotta per la Coppa Italia. A portarla così in alto sono le qualità balistiche dei suoi giocatori e non il gioco d'assieme che è addirittura peggiorato rispetto al passato. Sarri non può quindi modificare le caratteristiche dei singoli che, abituati in passato a gestire i risultati, trovano ora difficoltà ad aggredire e, cercando di farlo, subiscono gol che prima non subivano anche per effetto della difesa alta e della marcatura a zona. In passato avevano la migliore difesa, adesso è la terza; avevano il migliore attacco, adesso è il quarto. Vorrà dire qualcosa. A Lione la Juve non ha sbagliato il primo tempo, ha sbagliato tutta la partita. Ha comunque le qualità per qualificarsi e all'Allianz, nel ritorno, basterà che Sarri risolva i problemi del centrocampo senza ripetere l'errore fatto a Verona e Lione, con Pjanic regista e Bentancur a destra e Rabiot a sinistra. E magari faccia in modo che a calciare le punizioni possano essere a turno anche Dybala e Pjanic e non sempre Ronaldo. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico. Ci mancava il coronavirus a complicare la vita italiana ed è arrivato, coinvolgendo il campionato e le tredici partite che mancano alla fine, che non possono essere rinviate perché impossibile sarebbe il loro recupero. Chiuse giustamente al pubblico dal Governo le partite delle zone interessate, ai comandanti del calcio non è però venuto in mente che avere metà stadi aperti e metà chiusi è il modo migliore per alimentare polemiche e lamentele, a seconda dei risultati (per noi era giusto chiudere tutto e non fare favoritismi). Il Toro, la cui gara in casa col Parma è stata rimandata causa virus, gioca a porte aperte a Napoli pur portandosi dietro il suo pubblico e tutte le incognite della malattia. Quindi, nell'occasione, il Toro potrebbe sentirsi penalizzato. Domani è la sera del Derby d'Italia: mancheranno i tifosi all'Allianz, non certo le polemiche pregresse data la rivalità. A maggior ragione quest'anno perché alla guida dei nerazzurri c'è uno juventino doc, come l'ha definito recentemente Andrea Agnelli: «Antonio Conte è uno di noi». Il pareggio ci sembra il risultato più probabile e potrebbe favorire la Lazio che oggi punta a battere il Bologna e alla vetta almeno temporanea. La Roma deve vincere a Cagliari per non perdere ulteriore terreno dall'Atalanta che sembra favorita a Lecce. Il Napoli parte con i favori del pronostico contro il Toro, mentre il Milan dovrà battere il Genoa a San Siro se non vuole davvero abdicare dalla lotta per l'Europa League. di Luciano Moggi

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