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Milan, la settimana della vita di Pioli: Roma e Inter decisive per il futuro

Claudio Savelli

Tanti allenatori- e presunti tali - vorrebbero essere al posto di Stefano Pioli, ma a partire dalla prossima settimana. Questa no, la lasciano volentieri. In effetti, nemmeno al peggior nemico puoi augurare un inferno (sportivo) simile. Pioli si gioca tanto, forse tutto, in due partite in cui ha molto più da perdere che non da guadagnare. Il mister ha fatto notare che il suo futuro non si deciderà in questi 180’ e può anche essere che abbia ragione perché una dirigenza seria dovrebbe aver già programmato la prossima stagione ma, visti gli incastri con altri allenatori e altre panchine d’Italia e d’Europa, potrebbero davvero essere decisive. In caso di esonero, si riaprirebbero i discorsi su Conte e Pioli diventerebbe un candidato per il Napoli o per un ritorno alla Fiorentina o al Bologna, forse orfane di Italiano e Motta per il possibile domino.

Quindi sì, il mister si gioca il Milan in queste due partite. Perché sono un inferno? Facile: anche se dovesse vincerle entrambe, otterrebbe il minimo, non il massimo. Ribaltare la Roma (giovedì alle 21 il ritorno all’Olimpico con i giallorossi in vantaggio di un gol) significherebbe accedere alla semifinale di Europa League, non al trofeo. Stando alle ultime dichiarazioni del mister che miravano chiaramente alla vittoria della coppa e considerando il curriculum del Milan rispetto a quello della Roma - secondi in serie A contro quinti e reduci dalla Champions, peraltro come semifinalisti in carica l’uscita di scena sarebbe difficile da gestire.

 

 

CONTESTO
Anche perché il contesto è quello di un Milan sì secondo in campionato, ma mai vicino all’Inter in stagione anche se, per potenzialità ed esperienza, sarebbe dovuta essere la prima e più accreditata rivale. Perdere con l’Inter lunedì, poi, sarebbe drammatico per Pioli, chiamato a fermare la striscia record di cinque derby persi. Vorrebbe dire diventare l’allenatore dei sei ko consecutivi dove l’ultimo, per di più, è quello che consegna lo scudetto della seconda stella all’altra squadra della città prima che il Milan stesso sia stato in grado di raggiungerla, il tutto in uno stadio a prevalenza rossonera visto il fattore campo a favore (ammesso che sia un vantaggio, nella fattispecie). Un incubo che solo a pensarlo vengono i brividi e che di certo cancellerebbe nella memoria di molti tifosi rossoneri tutto il buono che Pioli ha fatto finora, scudetto compreso. Pioli è un grande incassatore, va detto. Lo ha dimostrato in questi anni al Milan. E ha una straordinaria capacità di reazione ai momenti di crisi. Ma, ad occhio, un doppio ko sarebbe troppo pure per lui. Nascerebbe un contesto così ostile e si alimenterebbe una critica così feroce da poter essere soltanto aggirata con un cambio di allenatore. Diventerebbe una questione emotiva e ambientale più che tecnica, a meno che la società non si ponga in convinta e fragorosa difesa dell’allenatore che, ricordiamolo, è sotto contratto fino al 2025.

 

 

Ma Ibrahimovic, che è stato assunto apposta per prendere questo tipo di decisioni, finora non si è esposto, non ha nemmeno mai comunicato con i tifosi, e chissà se mai lo farà: non sembra nel suo stile, oltre che nelle sue mansioni visto che non figura come dipendente del club. Potrebbe toccare a Furlani che ieri sera si è presentato strategicamente negli studi di Dazn, ma l’impressione è che si attendano queste due partite per esporsi. Quindi Pioli comincia la settimana della vita con uno svantaggio psicologico enorme, un peso difficile da sostenere, forse il più gravoso da quando è al Milan. E vi arriva con un ko casalingo contro la Roma e un pareggio strappato al Sassuolo penultimo in classifica: l’onda positiva sembra essersi interrotta sul più bello. Pioli ha dichiarato di «non aver snobbato i neroverdi» ma ha poi aggiunto che «la voglia era sulla Roma e sul derby»: un ragionamento che lascia a desiderare, soprattutto se non verrà confermato con i fatti.