Prima le parole, poi i numeri. Prima lo sfogo, poi il +13. La serata dell'Inter contro il Genoa si apre e si chiude con la voce di Cristian Chivu, che dopo il 2-0 di San Siro sceglie di togliersi qualche sassolino. "Lo scudetto non è vinto, mancano ancora 33 punti: dobbiamo continuare a marciare".
Nessuna euforia, nonostante il vantaggio momentaneo di 13 lunghezze sul Milan. L'allenatore nerazzurro predica calma e soprattutto rivendica rispetto: "I miei ragazzi si mettono sempre in discussione. Ma tanto non basta mai: su di noi si fa una narrativa lontana dalla realtà, non va mai bene niente e non ci vengono mai dati meriti da cinque anni".
Parole nette, che arrivano dopo l'eliminazione europea contro il Bodo Glimt e che raccontano una tensione percepita all'esterno. "La squadra sta bene, nessuno ha il muso lungo dopo la Champions. Abbiamo una mentalità vincente e accettiamo la realtà dei fatti con ambizione. Certo, abbiamo alti e bassi, ma ci prendiamo il buono fatto finora".
Sul derby all'orizzonte, Chivu evita di caricarlo di significati: "Non è un match point col Milan. Noi trattiamo tutte le partite allo stesso modo". Una linea chiara, coerente con il percorso domestico dei nerazzurri, capaci finora di fare bottino pieno contro le medio-piccole. In campo, intanto, l'Inter ha risposto con i fatti. Primo tempo di dominio e vantaggio al 31' con un gioiello di Federico Dimarco: sinistro al volo da posizione angolata, potente e preciso. Nella ripresa il Genoa prova a reagire, ma l'Inter resta pericolosa: traversa di Henrikh Mkhitaryan, palo di Luis Henrique che poi si procura il rigore per un mani di Amorim. Dal dischetto Hakan Calhanoglu chiude i conti. Tre punti preziosi, gestione matura nel finale e un campionato che resta terreno di dominio. Ma più del punteggio, a rimanere nell'aria di San Siro, è la voce di Chivu: soddisfatto, sì, ma deciso a difendere il valore della sua Inter.




