Nel gioco della roulette, a Monte Carlo è uscito il numero uno. A puntarci, con la lucidità di chi sa aspettare il momento giusto, è stato Jannik Sinner: 7-6 6-3 a Carlos Alcaraz, primo titolo al Rolex Monte-Carlo Masters, primo 1000 sulla terra, terzo stagionale, il quarto consecutivo considerando Parigi. E soprattutto, di nuovo numero uno del mondo. Una vittoria che riscrive nuovamente le regole di questo duello, con Jannik nuovamente a guidare, vincendo lì dove prima non era riuscito, non a questo livello, con un avversario che si alimenta di vittorie sulla terra rossa mandando il segnale che quel regno non è più intoccabile.
C’è stato il vento, quello vero che spira dal mare che affaccia sulla rocca di Monte Carlo, a complicare tutto. Raffiche irregolari, traiettorie da riscrivere, timing da reinventare punto dopo punto. In condizioni così, si dice sempre che vince il più tecnico, e quindi il pensiero corre ad Alcaraz, alla sua mano, alla sua capacità di inventare e invece la partita ha raccontato altro. Certo è che però quando serve scegliere dentro l’incertezza, allora la differenza si sposta sulla gestione. E qui si gioca in casa Sinner, capace di amministrare anche il vento e leggi della fisica.
La finale è stata a corrente alternata, non bellissima, ma con una costante chiara: nei momenti che contano, il controllo è dell’azzurro. Meglio nei numeri, meglio nel piano tattico, più solido nelle scelte.
Il 66% di punti vinti con la prima e il 65% con la seconda raccontano di una tenuta che va oltre le condizioni. Gli 88 punti contro i 79 di Alcaraz sono la chiosa finale Il primo set è un braccio di ferro nervoso. Alcaraz parte meglio, si prende il break, prova a scappare, ma Sinner resta dentro la partita senza forzare.
Rimette tutto in equilibrio e si affida al tie-break, territorio che Sinner conosce a memoria. La vittoria del primo set è figlio anche di un cambio di rotta: il servizio torna a funzionare, mette tutte le prime e pressione ad Alcaraz che con un doppio fallo consegna il primo set. Nel secondo parziale lo spartito sembra cambiare, ma è solo un’illusione. Alcaraz prova a muovere l’inerzia, trova un break, ma non riesce a consolidarlo. Il servizio lo tradisce, il vento lo accompagna fuori ritmo, il suo tennis perde continuità.
COMPATTEZZA - Sinner invece resta compatto, ricuce e poi accelera: dal 1-3 al 5-3, quattro giochi consecutivi che chiudono il discorso. Quando serve peril match, non concede nulla. Tutto si chiude in 2 ore e 12 minuti di non grandissimo tennis, ma comunque densissimo di significati.
«Grazie a tutti, è un sogno vincere qui. Giocare qui è come essere in Italia», dice Sinner, dal campo mentre il vento fa ondeggiare le bandiere tricolori: «Essere numero 1 è davvero bello ma la cosa più importante resta sempre lavorare nel miglior modo possibile per farsi trovare pronti. So che io e Carlos siamo vicinissimi mala cosa più importante restano i titoli e le vittorie negli Slam, poi dopo si vedrà dove siamo io e lui». L’inno d’Italia sette anni dopo Fabio Fognini, torna a risuonare al Country Club. E Sinner lo canta con orgoglio: «Essere italiano è sempre molto bello» dirà in conferenza stampa.
Il sorpasso su Alcaraz vale il ritorno in vetta, anche se la corsa resta apertissima. Lo spagnolo ripartirà da Barcellona con la possibilità immediata di rispondere. È un duello che si alimenta da solo, che non concede tregua, appassionante, ma intanto il numero uno è uscito davvero sulla roulette del Principato e a sbancare il tavolo è stato Jannik Sinner.